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Il Cartiglio

ALMANACH NOVUM PETRI PITATI VERONENSIS MATHEMATICI

ALMANACH NOVUM PETRI PITATI VERONENSIS MATHEMATICI, SUPERADDITIS ANNIS QUINQUE SUPRA ULTIMAS HACTENUS IN LUCEM EDITAS IOANNIS STOEFLERI EPHEMERIDAS. 1551. AD FUTURUM CHRISTI ANNUM  M.D.LVI. ISAGOGICA IN COELESTEM ASTRONOMICAM DISCIPLINAM. TRACTATUS TRES PERBREVES DE ELECTIONIBUS, REVOLUTIONIBUS ANNORUM, & MUTATIONES AERIS. ITEM HORARIAE TABULAE PER ALTITUDINEM SOLIS IN DIE, AC STELLARUM IN NOCTE AD ME MEDIUM FEXTI CLIMATIS.

PITATI Pietro (1490-1567) Legatura settecentesca in cartone ricoperto di carta marmorizzata; guardie sostituite. 4 carte non numerate, compresa la prima per il frontespizio con titolo, marca tipografica e nota manoscritta di possesso, "Nic. Breda", (ripetuta all’ultima pagina di erta); al verso della carta 4, incisione con sfera celeste e segni zodiacali; 78 carte numerate; 180 carte non numerate. All’interno, numerose illustrazioni di diagrammi e alcune annotazioni marginali a penna di antica data. Cfr. Treccani, " Astronomo veronese (sec. 16º), prof. di astronomia nell’Accademia di Verona. Continuò fino al 1562 le effemeridi astronomiche, fondate da G. Stoeffler e da questo pubblicate a Tubinga dal 1482 al 1551. Pubblicò anche, a Venezia, l’Almanach novum (1542), che si può considerare come la prima effemeride italiana.". Pietro Pitati fu un nobile veronese studioso di astronomia e matematica. Autore di pubblicazioni astronomiche, in particolare sulla riforma del calendario. I suoi Paschales atque noviluniorum mensumi canones (1539) fissano con precisione le date della Pasqua. Scrisse anche sulla durata dell’anno solare e lunare e promosse la regola secondo la quale gli anni centenari bisestili devono essere divisibili per 400 (quindi uno ogni 400 anni). E? la cosiddetta regola gregoriana (1582, da Gregorio XIII). Esemplare in discrete condizioni, tracce d’uso e sciupature alla legatura con piccole mancanze alla carta che ricopre il dorso; danni di tarlo al margine interno superiore del frontespizio riparati artigianalmente; alle 3 carte successive, traforatura di tarlo al margine superiore interno e carte unite tra loro mediante bindelle; qualche gora e ingiallimento lungo il volume; alla carta 29 non numerata, integrazione della metà bianca inferiore del foglio; fori di tarlo alle ultime carte.
OBSERVATIONES CIRCA VIVENTIA

OBSERVATIONES CIRCA VIVENTIA, QUAE IN REBUS NON VIVENTIBUS REPERIUNTUR. CUM MICROGRAPHIA CURIOSA SIVE RERUM MINUTISSIMARUM OBSERVATIONIBUS, QUAE OPE MICROSCOPIJ RECOGNITAE AD VIVUM EXPRIMUNTUR. HIS ACCESSERUNT ALIQUOT ANIMALIUM TESTACEORUM ICONES NON ANTEA IN LUCEM EDITAE. OMNIA CURIOSORUM NATURAE EXPLORATORUM VITALITATI ET IUCUNDITATI EXPRESSA ET OBLATA.

BUONANNI Filippo (1638-1725) Legatura moderna in stile in piena pergamena; triplice filetto e roselline angolari in oro ai piatti, titolo in oro su tassello rosso e ricchi fregi in oro al dorso; tagli rossi. Magnifica antiporta firmata H. Vincent su invenzione di I.H. Leonardi datato 1691 con soggetto mitologico racchiuso all’interno di elaborata cornice barocca. XX pagine numerate, compreso il frontespizio; 342-(2) pagine numerate, compresa la pagina 308 con frontespizio figurato per la Pars Secunda; all’interno, 19 tavole fuori testo. Seguono 36 tavole fuori testo; 106 pagine numerate; 3 tavole fuori testo all’interno; 1 carta bianca; 11 tavole fuori testo. In totale 69 tavole fuori testo contenenti 70 soggetti; molte tavole ripiegate; alcune di grandi dimensioni. Prima ed unica edizione di questo importante trattato sull’uso del microscopio. L’autore, Filippo Buonanni, fu un celebre erudito, gesuita, storico e biologo; divenne allievo di Athanasius Kircher fino a succedergli come insegnante al Collegio Romano dei Gesuiti nel 1680; si occupò della curatela della celebre raccolta di Kircher venendo nominato nel 1698 curatore del Museo Kircheriano, a cui dedicò una sua opera, il "Museum Collegii Romani Kircherianum", pubblicata nel 1709. L’opera in esame è divisa in due parti, più un terzo testo dedicato alla Micrographia. Nella prima parte è contenuta anche una risposta alle "Osservazioni" del Redi che esprimevano concetti opposti a quelli esposti dal Buonanni nella sua pubblicazione sulle chiocciole del 1681. La seconda parte è dedicata alla conchiliologia. Infine, l’ultima parte è dedicata alla Micrographia Curiosa, dove l’autore descrive l’uso del microscopio e di un suo strumento personale che correda con due illustrazioni. Cfr. DSB vol.II p.591/92: "Buonanni, one of the most learned Jesuits of his time, was a pupil of Athanasius Kircher. Buonanni made extensive studies in the natural sciences; he constructed his own microscope with three lenses (according to Tortona’s system), which proved to be an ingenious mechanism for continual observation." – Clay and Court, ‘The history of the Microscope’: "(Buonanni’s microscope) is of particular interest as it contains for the first time the method of holding the object between two flat plates held together by a spiral spring, which arrangement was afterwards copied by Hartsoeker and all the English makers of the screw-barrel microscope". Esemplare in buone condizioni dalla uniforme lieve ingiallitura, probabile frutto di un rinfrescamento eseguito all’epoca della legatura rinnovata; tavole bene incise, quasi tutte presentano tracce di piegatura verticale.
SPECULUM ASTROLOGIAE

SPECULUM ASTROLOGIAE, QUOD ATTINET AD IUDICIARIAM RATIONEM NATIVITATUM ATQUE ANNUARUM REVOLUTIONUM: CUM NONNULLIS APPROBATIS ASTROLOGORUM SENTENTIIS.

GIUNTINI Francesco (1523-1590) Legatura coeva in pergamena con tracce di titolo manoscritto al dorso. 6 carte non numerate, compreso frontespizio con titolo, marca tipografica e antico timbro ovale con monogramma M S sormontato da corona; al verso dell’ultima carta, ritratto in ovale dell’autore, impresso a silografia; 320 carte numerate; 103 carte numerate, compreso frontespizio per Tabulae Resolutae Astronomicae. Nicolai Copernici., stemma araldico impresso al verso dell’ultima carta; seguono 13 carte non numerate per indici e errata. All’interno, numerosi capolettera incisi. Prima rara edizione, ripubblicata nel 1581 e nel 1583. Costituisce una monumentale summa del sapere astrologico del XVI secolo, una sorta di antologia anche di testi fondamentali per l’argomento quali il Quadripartito tolemaico, i Centiloqui dello pseudo-Tolomeo, gli scritti di Ermete Trismegisto, la Sfera di Sacrobosco, per finire alla Teoriche dei Pianeti di Peurbach. Cfr. Riccardi, I.I, 608-611 "Fra i migliori astronomi sarebbe da noverarsi il Giuntini ove non si fosse reso schiavo dei pregiudizi dell’astrologia". Cfr. F. Govi, I classici che hanno fatto l’Italia, Milano, Regnani, 2010, "Dopo aver elencato tutti gli autori da lui letti e consultati, Giuntini difende l’astrologia dai suoi detrattori, ritenendola compatibile con la teologia. Quindi con grande completezza affronta tutti gli aspetti della disciplina. Il trattato, che approfondisce anche gli elementi matematico-astronomici, fu scritto a scopo eminentemente pratico: la disposizione della materia ne permette infatti un’agile consultazione. Ristampato a Firenze nel 1581 e nel 1583, lo Speculum assunse dimensioni enciclopediche. Scarne sono le notizie sulla vita del fiorentino Francesco Giuntini. Entrato nell’Ordine carmelitano, nel 1551 conseguì la laurea in teologia a Pisa, dove uno dei suoi maestri, Giuliano Ristori da Prato, teneva lezioni sul Quadripartitum di Tolomeo. Nel 1554 fu nominato provinciale del proprio ordine. In seguito ad una serie di disavventure non ben chiarite (probabilmente venne arrestato e torturato a causa di idee religiose eterodosse), se ne andò dall’Italia e si trasferì in Francia. Nell’aprile del 1561 giunse a Lione, dove rimase per il resto della sua vita. Divenne revisore editoriale di Guillaume Rouillé, che per le sue edizioni in lingua italiana si serviva anche della collaborazione di Lucantonio Ridolfi, e in breve tempo acquisì rinomanza europea grazie alle sue competenze astrologiche. Avendo predetto il trono di Polonia al futuro Enrico III, fu accolto negli ambienti di corte con la carica di elemosiniere del duca d’Anjou. Autore di vari opuscoli astronomici, traduttore del Tetrabiblos di Tolomeo e commentatore della Sphaera del Sacrobosco, Giuntini morì probabilmente intorno al 1590.". Esemplare in discrete condizioni, leggermente allentato e con dorso convesso; lieve quanto uniforme ingiallimento alle carte; sporadiche piccole gore lungo il volume.
LA PROSPETTIVA DI EUCLIDE

LA PROSPETTIVA DI EUCLIDE, NELLA QUALE SI TRATTA DI QUELLE COSE, CHE PER RAGGI DIRITTI SI VEGGONO: ET DI QUELLE, CHE CON RAGGI REFLESSI NELLI SPECCHI APPARISCONO. TRADOTTA DAL R. P. M. EGNATIO DANTI COSMOGRAFO DEL SEREN. GRAN DUCA DI TOSCANA. CON ALCUNE SUE ANNOTATIONI DE’ LUOGHI PIU’ IMPORTANTI.  INSIEME CON LA PROSPETTIVA DI ELIODORO LARISSEO CAVATA DELLA LIBRERIA VATICANA, E TRADOTTA DAL MEDESIMO NUOVAMENTE DATA IN LUCE. Unito a: HELIODORI LARISSAEI CAPITA OPTICORUM

EUCLIDE (attivo nel 300 A.C.) - HELIODORO DI LARISSO - DANTI Ignazio (1536-1586), tradusse. Legatura in remboitage con pergamena antica da reimpiego, titolo manoscritto al dorso; carte di guardia sostituite. 8 pagine numerate, compreso il frontespizio con titolo e curioso stemma sormontato da corona con, all’interno, un mappamondo con palle medicee sovrapposte; 110 pagine numerate; 2 pp. nn. di cui bianco il recto e con fregio al verso; 16 pagine non numerate, compreso frontespizio; 18 pagine non numerate, compreso l’ultimo frontespizio e Tavola delle cose più notabili; 2 carte bianche finali, spesso mancanti. All’interno, numerosi digrammi nel testo. Una delle prime edizioni dell’Optica di Euclide E’ un trattato elementare sulla prospettiva di carattere matematico filosofico; ed è stata la prima opera greca sull’argomento ed è rimasto l’unico testo del genere fino Tolomeo. Si inizia con le definizioni, alcuni postulati, il primo dei quali desume, nella tradizione platonica, che la visione è causata da raggi provenienti dall’occhio verso l’oggetto e, pertanto i raggi sono diritti. il secondo descrive che la figura contenuta dai raggi è un cono avente come vertice l’occhio e la sua base alle estremità dell’oggetto visto. Interessante la quarta definizione che esprime un presupposto fondamentale: le cose viste con un angolo maggiore appaiono maggiori, e quelle sotto un angolo minore, appaiono minori, mentre le cose viste sotto angoli uguali appaiono uguali. Molto interessante anche il trattato sugli specchi. La Prospettiva" is a translation of Euclid’s "Optica;" it is followed by "Gli speechi de Euclide" (pp.77-110) which is a translation of the spurious "Catoptrica." "La prospettiva di Eliodoro Larisseo" has a special titlepage; to this Italian version is appended the original Greek text and Latin translation with a special titlepage: Heliodori Larissaei. Esemplare in condizioni solo discrete condizioni, oltre al rifacimento della legatura, una lieve quanto ampia gora laterale attraversa praticamente tutto il volume.
AMICUS MEDICORUM MAGISTRI IOANNIS GANIVETI. CUM OPUSCULO

AMICUS MEDICORUM MAGISTRI IOANNIS GANIVETI. CUM OPUSCULO, QUOD INSERIBITUR, CAELI ENARRANT: ET CUM ABBRAVIATIONE ABRAHAE AUENEEZRAE DE LUMINARIBUS, ET DIEBUS CRITICIS. QUIBUS ADIECIMUS ASTROLOGIAM HIPPOCRATIS, ET INDICEM COPIOSISSIMUM. Unito a: DES IUGEMENS ASTRONOMIQUES SUR LES NATIVITEZ. PAR OGER FERRIER MEDICIN, NATIF DE TOLOUZE. AVEC L’EPITOME DES TROIS PREMIERES LIVRES D’ARTEMIDORUS DALDIANUS, TRAITANT DES SONGES: ENSEMBLE LE LIURE D’AUGUSTIN HYPE DES DIVINATIONS ET AUGURES, PAR ANTONINE DU MOULIN MASCONNOYS.

GANIVETUS Johannes (attivo alla  metà del secolo XV) - ABRAHAM ibn "EZRA" (1089?-1164)  /   FERRIER Augier (1513-1588) Legatura coeva in piena pergamena con unghie; tracce di titolo manoscritto al dorso; tagli dorati; note manoscritte al recto e al verso del foglio di guardia anteriore. Prima opera: 585-(24)-(1 bianca) pagine numerate; alla pagina (24) dati di colophon. Seconda opera: 95 carte numerate, compreso il frontespizio; 1 carta bianca. Nota manoscritte al verso della carta bianca finale e al recto del foglio di guardia posteriore. Il volume contiene due opere: la prima è quella di Ganivetus, pubblicata in prima edizione nel 1496 da Jean Trechsel, mentre la presente è una riedizione di quella del 1508 di Jean Clein; ?probably the most influential treatise composed in Europe during the fifteenth century? (Thorndike), ?A manual of astrological medicine said to be the most influential treatise on the subject written during the fifteenth century? (Stillwell). Il secondo volume è un testo di Auger Ferrier, medico di Caterina di Medici e accademico; è dedicata in generale al dormire, ai sogni e all’insonnia, e include una traduzione di Hippocrate del De Insomniis, di Giulio Cesare Saligeri (1484-1558). Esemplare in buone condizioni complessive, modesta gora marginale ad alcune carte; lieve arrossatura a poche altre.
TABULAE GREGORIANAE MOTUM OCTAVAE SPHAERAE AC LUMINARIUM AD USUM CALENDARIJ ECCLESIASTICI

TABULAE GREGORIANAE MOTUM OCTAVAE SPHAERAE AC LUMINARIUM AD USUM CALENDARIJ ECCLESIASTICI, & AD URBIS ROMAE MERIDIANUM SUPPUTATAE;  PER IOSEPHUM MOLETIUM MATHEMATICAS DISCIPLINAS IN  CELEBERRIMO GYMNASIO  PATAVINO PROFITENTEM.ADIECTI SUNT LIBRI DUO DE CORRIGENDO CALENDARIO, & DE USU COMPUTI ECCLESISTICI. Unito a: DE CORRIGENDO ECCLESIASTICO CALENDARIO LIBRI DUO.

MOLETI Giuseppe (1531-1588) Legatura del XVII secolo in cartonnage con autore, titolo, luogo e data manoscritti al dorso; titolo breve anticamente manoscritto al taglio inferiore. 8 carte non numerate, compreso il frontespizio; 50-88 carte numerate; 37-(1) carte numerate, compreso il secondo frontespizio per "De Corrigendo Ecclesiastico Calendario Libri Duo". PRIMA EDIZIONE, secondo Riccardi "la più splendida del sec. XVI, sia per bellezza dei caratteri, sia per la qualità della carta e della impressione". Moleti, fu il predecessore di Galileo sulla cattedra di matematica a Padova, egli ebbe un atteggiamento di prudenza conservatrice verso le tavole Alfonsine, dette anche Toledane, ma chiamò le sue nuove tavole dei moti delle stelle fisse, sole e luna dopo Gregorio XIII, il Papa che le commissionò come supporto tecnico per la sua riforma del calendario. Nelle correzioni alle tavole, formando una seconda parte del libro, l’astronomo proponeva l’argomentazione che i cicli tradizionali di calcolo ecclesiastico dovevano essere rigettati a favore del vero movimento delle stelle; ha fissato l’equinozio non al 21 marzo (la data fissata al tempo del Concilio di Nicea e favorito dalla Congregazione) ma il 25 marzo, identificato come il giorno dell’equinozio al tempo di Cristo. Sebbene l’argomento fosse ancora da risolvere, Gregorio XIII ricompensò i suoi sforzi con un regalo di 300 ducati. Cfr, Treccani, "Uno dei primi compiti cui assolse in qualità di professore di matematica fu quello di esprimere, insieme con il matematico della Serenissima G. Zarlini, il suo parere sul Compendium di A. Lilio (Luigi Giglio), sollecitato alla fine del 1577 dalla Congregazione romana deputata da Gregorio XIII alla riforma del calendario. La sua breve risposta iniziale, cui iniziò a lavorare nel novembre 1578, si sviluppò nei mesi successivi in un trattato De corrigendo ecclesiastico calendario, edito in appendice alle tavole astronomiche dei moti delle stelle fisse, e del Sole e la Luna, che il M. compose al fine di offrire un supporto tecnico per la correzione esatta del calendario e che, in ossequio al papa, volle chiamare Tabulae Gregorianae (Venezia, P. Deuchino, 1580). Le tavole erano accompagnate, inoltre, da un manuale per l’uso delle regole per il computo astronomico e da un libro di Canoni per il loro corretto utilizzo. Il parere del M. sulla riforma si connota per il rifiuto dei tradizionali cicli del computo ecclesiastico, per il ricorso ai moti veri degli astri e per la scelta di fissare l’equinozio non al 21 marzo (data fissata al tempo del concilio di Nicea e favorita dalla Congregazione), ma al 25 marzo, identificato come giorno dell’equinozio all’epoca di Cristo. L’opinione del M. di basare il nuovo calendario sui moti veri, condivisa da altri tra i quali, in un primo momento, anche il gesuita C. Clavio, corrispondente del M. e membro della Congregazione, finì per soccombere di fronte alle ragioni di ossequio alla tradizione, che indussero la commissione a scegliere di riferire i cicli calendariali ai moti medi. Nondimeno, le tavole gregoriane vennero molto apprezzate a Roma, tanto da indurre il papa a incaricare il M. di completarle con il computo dei moti degli altri pianeti.". Esemplare in buone condizioni e ad ampi margini, leggermente allentato.
AUTOMATUM INAEQUALE SIVE HOROLOGIUM ANTIQUUM AUTOMATIS ANIMATUM OPUSCULUM FANE' PERUTILE

AUTOMATUM INAEQUALE SIVE HOROLOGIUM ANTIQUUM AUTOMATIS ANIMATUM OPUSCULUM FANE’ PERUTILE, AC PRO REI NOVITATE JUCUNDUM, IN QUO MULTIPLEX DATUR HOC NONDÙM EXCOGITATUM AUTOMATUM CONDENDI METHODUS.  CUI ADJECTA EST DUPLEX APPENDIX.

BONOMO Gabriele (1694-1760) Legatura novecentesca in mezza pelle e carta decorata; titolo e fregi in oro e a secco al dorso. Guardie settecentesche di recupero con note manoscritte avulse dal volume. 8 pagine non numerate, compreso il frontespizio con titolo e una integrazione di qualche centimetro in basso a destra, probabilmente in luogo di un timbro ritagliato; 122 pagine numerate; 15 tavole fuori testo incise e più volte ripiegate. Rara prima edizione originale della descrizione di un orologio meccanico, costruito dall’autore stesso. Cfr. Treccani, "L’orologio progettato dal B. – di cui egli, con l’aiuto dell’artigiano palermitano Domenico Vella, costruì un esemplare che donò al suo convento – presentava la linea delle ore non circolare ma ondulata, e le lancette di lunghezza variabile, per seguire tale linea. La variazione della lunghezza doveva essere effettuata a mano. Per ovviare all’imperfezione, il B. escogitò anche un meccanismo che avrebbe compiuto automaticamente tale operazione, descrivendolo in una appendice aggiunta all’opera. Ma tale meccanismo, ovviamente, era regolato su un particolare corso astronomico, il che ne restringeva l’uso a certe aree geografiche. Per tanto con esso l’orologio perdeva nella generalità d’uso quanto acquistava in comodità. Lo sviluppo successivo dell’orologeria ha mostrato che il presupposto della persistente attualità per gli usi civili dell’antico sistema di misurazione del tempo, su cui il B. fondava la propria opera, era sostanzialmente antistorico. Questa considerazione tuttavia non intacca il preciso interesse tecnico di molte analisi del libro". Baillie pp. 215 – 217: «The author, evidently a competent mathematician, devised a means of arranging a clock to show the unequel hours, or the hours formed by deviding the times between sunrise and sunset, and between sunset and sunrise, each into 12 parts. Unequal hours were used. till quite a late date, and two clocks in the Nürnberg Museum had dials divided to show them. Bonhomo’s device is far better than that of either of these clocks». Esemplare, salvo che per l’integrazione al frontespizio e la legatura non coeva, in ottimo stato di conservazione.
PINAX MICROCOSMOGRAPHICUS HOC EST

PINAX MICROCOSMOGRAPHICUS HOC EST, ADMIRANDAE PARTIUM HOMINIS CREATURARUM DIVINARUM PRAESTANTISSIMI UNIVERSARUM FABRICAE, HISTORICA BREVIS AT PERSPICUA ENARRATIO, MICROCOSMICO  TABULIS SCULPTO AENEIS CATOPTRO LUCIDISSIMO, EXPLICATIONIS VICE ADDITA, JMPENSISQUAE; MAXIMIS STEPHANI MICHELSPACHERI TIROLENSIS, IN OMNIUM UTILITATEM ET JUCUNDITATEM DIVULGATA. Unito a: ELUCIDARIUS, TABULIS SYNOPTICIS, MICROCOSMICI LAMINIS JNCISI AENEIS, ADMIRANDAM PARTIUM HOMINIS CREATURARUM DIVINARUM .EX PINACE MICROCOSMOGRAPHICO EIDEM CATOPTRO.

REMMELIN Johannes (1583-1632) -  SPACHER Stephan Michael (attivo 1613-1619) Legatura coeva in cartone rigido con dorso rifatto in mezza pergamena, filetto a secco impresso ai piatti in epoca successiva; privo di carte di guardia; ai contropiatti, fitte annotazioni in tedesco di fine del secolo XVIII. Prima parte: 4 carte non numerate, compreso il bel frontespizio figurato con titolo all’interno di elaborata edicola architettonica circondata da figure anatomiche e da uno scheletro alla parte superiore, tracce di antica nota di possesso al margine inferiore, illeggibile; al verso, dedica a Filippo Heinhofer; seguono 30-(4) carte numerate. Seconda parte: 11-(1) carte numerate, il verso dell’ultima carta è bianco. L’opera è un commento alle 3 tavole del Catoptrum, pubblicato piratescamente nel 1613, sei anni prima della prima edizione ufficiale del 1616. Il volume in esame è dunque una delle numerose edizioni pirata, pubblicata da Stephan Michael Spacher, nel 1613, 1614 e 1615. Il volume presenta solo il frontespizio figurato e nessuna tavola di quelle citate nel titolo essendo state pubblicate in edizioni precedenti o in forma separata. Esemplare in discrete condizioni, tracce di sporco al frontespizio, lacuna integrata da restauro alla parte centrale del margine esterno della seconda carta con integrazione a penna di qualche lettera, lieve gora al centro del margine laterale della terza e quarta carta, gora che riprende più marcata a tutta la seconda parte del volume.
HISTOIRE DE LA MESURE DU TEMPS PAR LES HORLOGES

HISTOIRE DE LA MESURE DU TEMPS PAR LES HORLOGES, PAR FERDINAND BERTHOUD, MCHANICIEN DE LA MARINE, MEMBRE DE L’ISTITUT NATIONAL DE FRANCE ET DE LA SOCIÉTÉ ROYALE DE LONDRES.

BERTHOUD Ferdinad (1727-1807) Legatura coeva in piena pelle maculata con filetto a secco ai piatti; titolo e numero di tomo in oro su doppio tassello ai dorsi, rosso e bordeaux, fregi dorati agli scomparti; i tasselli dei titoli sono recenti; tagli spruzzati di rosso; guardie marmorizzate. Al contropiatto anteriore di entrambi i volumi,ex-libris " Leon Leroy". Primo tomo: 1 carta bianca; occhietto; XXVIII pagine numerate, compreso frontespizio con titolo e ampia vignetta incisa; 373-(1) pagine numerate; 10 (su XIII) tavole numerate incise fuori testo e più volte ripiegate, le tavole IX,X,XI che appaiono mancanti sono invece posizionate al secondo volume. Secondo volume: occhietto; XVI pagine numerate, compreso il frontespizio con titolo e ampia vignetta incisa; 447-(1) pagine numerate; 13 tavole numerate fino XXIII incise fuori testo e più volte ripiegate. In totale 23 tavole fuori testo come da completezza. Prima edizione di questa classica opera di Berthoud sulla misurazione e la conservazione del tempo. Particolarmente interessante al Primo volume il capitolo 10, che tratta la «mesure naturelle du temps» e l’irregolarità del tempo misurato dal sole, che ebbe rilevante notorietà. Esemplare complessivamente in buone condizioni, sporadiche fioriture, aperture ad una cerniera di entrambi i volumi.
OPERA DI FACCIO DEGLI UBERTI FIORENTINO CHIAMATO DITTA MUNDI. VUOLGARE. CUM PRIVILEGIO

OPERA DI FACCIO DEGLI UBERTI FIORENTINO CHIAMATO DITTA MUNDI. VUOLGARE. CUM PRIVILEGIO

UBERTI Fazio degli (1301-1367 ca.) Legatura moderna in cartoncino leggero, guardie sostituite. 267 carte non numerate, compreso frontespizio con titolo in caratteri gotici e marca tipografica di Lucantonio Giunta a silografia. Mancanza dell’ultima carta, bianca. Segnatura: a-z? & ? [cum]? [rum]? A-G? H? Poche chiose manoscritte lungo il volume. SECONDA RARA EDIZIONE in post-incunabolo, la prima nel 1474. Generalmente conosciuto come Dittamondo, una volgarizzazione di ?Dicta mundi?, questo lungo poema in terza rima è l’opera principale di Fazio degli Uberti. Di ispirazione dantesca è il viaggio del poeta in Europa, Egitto e Terra Santa sotto la guida di Solino, un antico geografo. E L’opera rimase incompiuta a metà del libro IV, senza la prevista sezione sull’Asia. Cfr. Treccani, "Poeta e geografo della stessa famiglia fiorentina ghibellina di Farinata, nato a Pisa all’inizio del sec. XIV, morto nel 1367 circa. Fu al servizio dei Visconti e degli Scaligeri. Appartenne all’illustre famiglia ghibellina esiliata da Firenze nel 1267. Nel 1345 F. cominciò il Dittamondo, poema enciclopedico di sei libri in terzine incatenate; argomento è un viaggio attraverso l’Europa, le parti più vicine dell’Africa, la Palestina, pretesto all’esposizione di leggende, notizie geografiche e storiche, tratte da Solino, Plinio il Vecchio, Pomponio Mela, Orosio, Martin Polono, Isidoro di Siviglia, nonché da Ovidio e dalla Bibbia. Il poema è rimasto interrotto alla morte dell’autore, e presenta problemi d’interpretazione. Protagonista del viaggio è Fazio stesso, che, esortato dalla Virtù e guidato da Solino, compie emblematicamente le sue esperienze intellettuali. Il Dittamondo è in sostanza un trattato di geografia versificato, dove la finzione allegorica è sovrastruttura di scarso pregio. Il tema del desiderio di salvezza associato all’idea di un viaggio accosta il nostro poema alla Commedia; e altri comuni spunti narrativi e psicologici è facile cogliere, oltre a moduli stilistici, privati qui dell’incisività dantesca. In particolare sono da ricordare nel libro III i due brani dedicati a Firenze (VII 40-105), la città da cui Fazio è escluso per sempre, e all’Italia (IX 1-48). Dalla Commedia è tratto anche l’uso delle personificazioni simboliche, delle apparizioni, delle visioni che introducono digressioni storiche e polemiche, delle esortazioni etiche. Si suole perciò parlare di derivazione del Dittamondo dalla Commedia; ma assai diverse sono le finalità e i caratteri delle due opere; anzi quanto del capolavoro dantesco ritorna qui vela di viziose formule il poema didascalico di Fazio che ha scopi più direttamente culturali ed enciclopedici, rielabora certi motivi danteschi su un livello di minor cultura teologica, di una religiosità più popolare, tanto che si è parlato addirittura per Fazio di spirito laico.". Esemplare in discrete condizioni dalla modesta legatura, molte carte si presentano corte al margine superiore ma senza perdita di testo; qualche piccolo intervento di restauro, come all’ultima carta che ha una piccola integrazione al margine laterale, lontano dal testo; poche carte lievemente ingiallite, nel complesso molto bene impresso. 4 SETTEMBRE 1501
TRAITÉ DES HORLOGES MARINES

TRAITÉ DES HORLOGES MARINES, CONTENANT LA THÉORIE, LA CONSTRUCTION, LA MAIN-D’OEUVRE DE CES MACHINES, ET LA MANIERE DE LES ÉPROUVER, POUR PARVENIR, PAR LEUR MOYEN, A LA REFTIFICATION DES CARTES MARINES, ET A LA DÉTERMINATION DES LONGITUDES EN MER; AVEC FIGURES EN TAILLE-DOUCE.

BERTHOUD Ferdinand (1727-1807) Legatura di fine Ottocento in mezza pelle con angoli e carta marmorizzata; al centro del piatto anteriore, supra-libros in pelle con iscrizione "B.D.Bingham." in oro all’interno di cornicetta e filetti in oro; al dorso, titolo in oro allo scomparto superiore e auotre in oro al piede del dorso; tagli color arancio; guardie marmorizzate; alla prima carta bianca di guardia, timbro rettangolare per "Property of Waltham Match Co. Waltham, Mass". 36 pagine numerate XL (risultano mancanti l’occhietto e le pagine VII-VIII), compreso il frontespizio con titolo, vignetta tipografica incisa e etichetta in carta incollata al bordo inferiore destro con iscrizione "J.G. Hall Watch Maker. Montpellier, VT"; 590 pagine numerate; XXVII tavole incise fuori testo e più volte ripiegate. Prima edizione di questo importante testo sui cronometri marini, nel 1787 uscì un volume di supplemento. Nel XVIII secolo, il ruolo crescente della Marina nella guerra e nelle conquiste di territori, spinsero i governi ad arruolare orologiai per scoprire nuovi metodi per la determinazione delle longitudini e migliorare la cronometria marina. Ferdinand Berthoud, autore di molte innovazioni e perfezionamenti tecnici, contruì per il re orologi marini a partire dal 1766, vennero testati con successo nei lunghi viaggi, soprattutto quelli di La Perouse. Nel 1770 Berthoud riceve il titolo di orologiaio meccanico del re e della Marina, ne coseguì che numerose spedizioni furono dotate dei suoi strumenti. Berthoud visse una perenne e forte competizione con un altro famoso orologiaio, Pierre Le Roy (1717-1785), suo avversario storico nel campo degli orologi marini. Esemplare in discrete condizioni, oltre alle segnalate mancanze di 4 pagine, vistosa gora d’acqua alle prime 20 pagine.
LE TEMPLE DE GNIDE

LE TEMPLE DE GNIDE, PAR MONTESQUIEU

MONTESQUIEU Charles-Louis de Secondat, baron de (1689-1755) - EISEN Charles-Dominique-Joseph (1720-1778) Legatura coeva in piena pelle con elegante bordurina in oro ai piatti; al dorso, titolo in oro su tassello rosso, filetti, greche e fregi floreali in oro agli altri scomparti; dentelle interne in oro, tagli dorati, guardie marmorizzate; al contropiatto anteriore, grande ex-libris inciso con due stemmi accollati all’interno di una scenetta a carattere musicale e cornice rocaille. 2 carte bianche; occhietto; XII pagine numerate, compreso il frontespizio; 153-(1b.) pagine numerate; 2 carte bianchi finali; all’interno, antiporta figurata posta dopo il frontespizio e 11 tavole incise fuori testo, delle quali, 9 incise da Le Mire su ideazioni di C. Eisen e 2 incise da Thomas su ideazioni di Le Barbier; le 11 tavole sono protette da veline coeve. Seconda edizione illustrata, la prima senza tavole nel 1725, la prima con tavole nel 1772, impreziosito dalle 9 raffinate incisioni di Le Mire provenienti dai rami dell’edizione del 1772 e con l’aggiunta delle 2 tavole di Thomas su ideazione di Le Barbier. il prezioso volume è suddiviso in 3 opere: "Le temple de Gnide", un componimento di argomento galante mitologico, traduzione di un poema greco; l "Arsace et Isménie", pubblicata dopo la morte di Montesquieu, opera poco conosciuta probabilmente ispirata alla serie di Mille e una notte. Arsace e Ismenia è un racconto orientale (paesaggi esotici, aspetti magici, paradiso terrestre, geni potenti, poligamia, idillio affascinante con uccelli canori. Ci sono anche molte massime e riflessioni politiche in cui troviamo l’autore dello Spirito delle Leggi, che ci traccia il dipinto di un despota che rende felice il suo popolo. Sono due corte composizioni, "a sensuous turn written for the licentious society of the Regency epoch" (Catholic Encyclopedia online); la terza opera, inframmezzata alle altre due, ha titolo " Cèphise et l’Amour" e conta solo 4 pagine. Cfr. The Stanford Encyclopedia of Philosophy (Spring 2010 Edition), Edward N. Zalta ed. "Montesquieu was one of the great political philosophers of the Enlightenment. Insatiably curious and mordantly funny, he constructed a naturalistic account of the various forms of government, and of the causes that made them what they were and that advanced or constrained their development. He used this account to explain how governments might be preserved from corruption. He saw despotism, in particular, as a standing danger for any government not already despotic, and argued that it could best be prevented by a system in which different bodies exercised legislative, executive, and judicial power, and in which all those bodies were bound by the rule of law. This theory of the separation of powers had an enormous impact on liberal political theory, and on the framers of the constitution of the United States of America". Eisen, che illustratore del volume, fu celebre pittore ma soprattutto incisore e illustratore, egli illustrò ben 400 opere librarie durante la sua attività. Molti dei suoi disegni e incisioni sono esposti all’Académie de Saint-Luc. Esemplare in buone condizioni, lievi tracce di consunzione alla bella legatura; lievissimo ingiallimneto alle carte, incisioni fresche e bene impresse; a grandi margini L’AN TROISIÈME (1794)
PRATICA UNIVERSALE FACILISSIMA

PRATICA UNIVERSALE FACILISSIMA, ET BREVE DI MISURARE CON LA VISTA. PARTE PRIMA / PARTE SECONDA

MALOMBRA Giuseppe (1595 ?-1634) Legatura coeva in piena pergamena floscia rimontata, con tracce di titolo manoscritte longitudinalmente al dorso; guardie sostituite con altre con fitte note manoscritte da antica mano. Prima parte: 24 pagine non numerate, compreso il bel frontespizio allegorico (ripetuto alla pagina 165 per la Parte Seconda); 64- da 81a 212 pagine numerate (testo completo e conseguente ma con errori di numerazione delle pagine); 4 pagine non numerate; 2 pagine finali non numerate per l’errata. All’interno, 60 illustrazioni, delle quali alcune a piena pagina; mancanza della tavola fuori testo raffigurante un metro. Prima ed unica edizione di questo libro di epoca barocca che descrive la geometria di base, le misurazioni delle distanze, le altezze e le superfici, con le consuete applicazioni sulla costruzione, fortificazione e assedi. Malombra promosse un notevole miglioramento tecnico sui calcoli delle misurazioni, introducendo un compasso di proporzione che era dotato di una scala graduata rimovibile per le distanze e direzioni fissata mediante un cuscinetto a sfere. Cfr. Treccani "Poco si sa di Malombra, un architetto praticante al servizio di Ferdinando II di Toscana L’opera, presentata dal M. come il primo di più libri sullo stesso argomento – progetto, questo, che non ebbe un seguito -, è costituita da due parti in un unico volume, ognuna delle quali dotata di propri frontespizio e sottotitolo. Il libro è, nella prima parte, un notevole trattato tecnico di prospettiva cartografica, nel quale compaiono i primi suggerimenti noti per l’uso dei distanziometri in cartografia. In questa sezione, oltre a essere illustrate le caratteristiche di due strumenti di misurazione in grado, si dimostra l’ottimizzazione delle prestazioni dei distanziometri, il cui utilizzo avrebbe dovuto rendere più semplice e pratica l’acquisizione di dati. Pur se il M. ne sottolinea l’originalità, fino ad attribuirsene la paternità, in realtà gli strumenti in questione sembrerebbero essere semplici rielaborazioni dello strument0-madre, al più dotati di alcune migliorie tecniche. La seconda parte, invece, è specificatamente dedicata al rilievo e al disegno cartografico delle fortificazioni militari, delle loro più importanti emergenze e del territorio sul quale insistono. Nel libro sono contenute circa 60 pregevoli tavole aventi come soggetto l’utilizzo del distanziometro, le cui matrici, realizzate con la tecnica dell’acquaforte su rame, dovrebbero essere opera dello stesso Malombra.". Esemplare in discrete condizioni, segnalto rimontaggio della legatura e mancanza della tavola ripiegata fuori testo; sporadiche fioriture e ingiallimenti.
ESSAI DE PHYSIQUE PAR MR. PIERRE VAN MUSSCHENBROEK

ESSAI DE PHYSIQUE PAR MR. PIERRE VAN MUSSCHENBROEK, PROFESSEUR DE PHILOSOPHIE  & DE MATHÉMATIQUES À UTRECHT; AVEC UNE DESCRIPTION DE NOUVELLES FORTES DE MACHINES PNEUMATIQUES, ET UN RECUEIL D’EXPÉRIENCES PAR MR. J.V.M. TRADUIT DU HOLLANDOIS PAR MR. PIERRE MASSUET, DOCTEUR EN MÉDICINE.

MUSSCHENBROEK Pierre van (1692-1751) Legatura coeva in piena pelle bazzana con duplice filetto a secco ai piatti; dorso a 5 nervi rilevati con titolo e numero di tomo in oro su doppio tassello rosso, eleganti fregi floreali in oro agli scomparti; tagli rossi; guardie marmorizzate. Tomo I: XXIII pagine numerate, compresi 1 carta bianca e il frontespizio; 1 tavola fuori testo con inciso bel ritratto dell’autore posta all’antiporta; 3 pagine non numerate; 2 pagine bianche; 534 pagine numerate; 1 carta bianca. all’interno, 13 tavole incise fuori testo e più volte ripiegate, numerate XII più la tavola V*. Tomo II: 1 carta bianca; forntespizio; (2)- da 535 a 882 pagine numerate; 17 tavole incise fuori testo e più volte ripiegate, numerate da XIII a XXIX; seguono IV tavole numerate, incise fuori testo e più volte ripiegate; (26)-60-8 pagine numerate; 1 carta bianca finale. In totale nell’opera, 34 tavole incise fuori testo più il ritratto. La tavola XXIX raffigura la declinazione magnetica terrestre; le ultime 4 tavole descrivono macchine pneumatiche inventate dal fratello dell’autore, Jean. Seconda edizione francese tradotta da Pierre Massuet, la prima edizione nel 1739. Pieter van Musschenbroek fu professore di fisica a Leida, ammiratore di Newton e di Désaguliers. Nella stesura del testo in esame si ispirò fortemente al trattato sulla fisica pubblicato da quest’ultimo nel 1725. Musschenbroek fu l’iniziatore della fisica sperimentale in Olanda, il suo nome rimane legato al celebre esperimento sul vuoto realizzato con i suoi allievi, noto come "l’esperimento di Leida". ?Musschenbroek is generally credited with originating the Leyden jar?, the first electrical capacitor (DSB IX, p.596). La tavola XVIII illustra per la prima volta l’invenzione di Lieberkühn, uno specchio sferico concavo e riflettente, (pag. 595) "on a aussi trouvé il n’y a pas longtems une bonne manière d’éclairer considérablement les objets, qui sont grands et opaques, afin de pouvoir les examiner avec toute sorte de microscope, et même à l’aide des plus petits. [C’]est un petit Miroir Sphérique concave, d’Argent fin, bien poli et bien uni, dont la Lumière est réfléchie dans un Foier, qui tombe sur l’Objet, ce qui le rend fort éclairé par derrière.". Sono quindi molto interessanti i capitoli al tomo II dedicati all’ottica, con cenni sulla luce e la sua rifrazione, la descrizione dell’occhio etc. Esemplare in buone condizioni, solida legatura con modeste abrasioni ai piatti, piccoli interventi di restauro ai dorsi, modesta mancanza al piede inferiore del dorso del Tomo I; uniforme quanto lieve ingiallimento delle pagine di testo, fresche e bene incise le tavole fuori testo.
DIALOGO DELL'IMPRESE MILITARI ET AMOROSE DI MONSIGNOR GIOVIO VESCOVO DI NOCERA; CON UN RAGIONAMENTO DI MESSER LODOVICO DOMENICHI

DIALOGO DELL’IMPRESE MILITARI ET AMOROSE DI MONSIGNOR GIOVIO VESCOVO DI NOCERA; CON UN RAGIONAMENTO DI MESSER LODOVICO DOMENICHI, NEL MEDESIMO SOGGETTO. CON LA TAVOLA.

GIOVIO Paolo (1483-1552) Legatura coeva in piena pergamena con unghie, tracce di lacci deperditi; titolo manoscritto longitudinalmente al dorso; carte di guardia di epoca più recente, a quella anteriore, ritaglio di un vecchio catalogo di un libraio. 194 pagine numerate, compreso il frontespizio con titolo, marca tipografica e antica nota manoscritta di possesso con, al verso, ritratto in ovale dell’autore; seguono 10 pagine non numerate, di cui l’ultima, bianca. All’interno, 102 incisioni silografiche raffiguranti emblemi racchiusi in ovale e all’interno di elaborate cornici rettangolari, opera, secondo il Baudrier, del "Maitre a la Capeline" Prima rara edizione illustrata del Dialogo di Paolo Giovio, la prima edizione del 1555, senza illustrazioni. L’opera venne redatta sotto forma di un dialogo tra l’Autore e il suo amico Ludovico Domenichi (1515-1564). Giovio fu il primo autore a comporre un trattato interamente dedicato alle Imprese, descrittive della società aristocratica del Cinquecento, rappresentate sotto forma di stemmi, livree, emblemi, medaglie e geroglifici. Attraverso il testo e l’iconografia delle Imprese, il lettore viene stimolato a una maggiore passione per la propia autoaffermazione individuale. Il Dialogo di Paolo Giovio diede l’avvio ad una ricca produzione di testi su questo argomento. Esemplare in discrete condizioni conservative, molte carte dalla lieve quanto uniforme ossidazione, illustrazioni nitide e bene impresse.
LA FIGURE DE LA TERRE

LA FIGURE DE LA TERRE, DÉTERMINÉE PSR LES OBSERVATIONS DE MESSIEURS DE MAUPERTUIS, CLAIRAUT, CAMUS, LE MONNIER, DE L’ACADÉMIE ROYALE DES SCIENCES, & DE M. L’ABBÉ OUTHIER, CORRESPONDANT DE LA MÊME ACADÉMIE, ACCOMPAGNÉS DE M. CELSIUS, PROFESSEUR D’ASTRONOMIE À UPSAL, FAITES PAR ORDRE DU TROY AU CERCLE POLAIRE. PAR M. DE MAUPERTUIS.

MAUPERTUIS Pierre Louise Moreau de (1698-1759) Elegante legatura coeva in piena pelle bazzana con, ai piatti, triplice filetto a secco e armi centrali in oro di Emmanuel Dieudonné d’Hautefort, Marquis de Sarcelles (1700-1777); al dorso, titolo in oro su tassello rosso e ricchi fregi in oro agli scomparti; tagli rossi e guardie marmorizzate. 1 carta bianca; XXIV-(4) pagine numerate, compreso il frontespizio; 184 pagine numerate; alla prima, testatina e capolettera incisi; 1 tavola fuori testo e ripiegata con incisa nella parte destra carta geografica del Circolo Polare Artico, seguono IX tavole numerate fuori testo e più volte ripiegate, incise nella sola parte destra e raffiguranti dei diagrammi; chiude il volume 1 carta bianca finale. PRIMA RARA EDIZIONE. Insieme a Voltaire, Maupertuis fu uno dei primi sostenitori delle tesi di Newton in Francia. Nel 1735, Maupertuis, Clairaut, The Monnier, Camus e l’Abbé Outhier si recarono in Lapponia per dimostrare l’ipotesi newtoniana che la terra fosse appiattita ai poli, determinando la lunghezza di un grado sul meridiano al Polo Nord e confrontandola con la lunghezza dei gradi in altri punti del meridiano. I risultati della loro indagine, che sono basati sul lavoro di Cassini de Thury, sono stati pubblicati nel volume in esame. Esemplare in ottime condizioni, qualche lieve screpolatura alla maculazione della legatura; abilissimo restauro ala capitello inferiore e superiore del dorso con piccole integrazioni ben riuscite.
ARMONIA ASTRONOMICA & GEOMETRICA DI THEOFILO BRUNI VERONESE

ARMONIA ASTRONOMICA & GEOMETRICA DI THEOFILO BRUNI VERONESE, DIVISA IN QUATTRO TRATTATI., NE’ QUALI SI INSEGNA LA RAGIONE LA FORMATIONE DI TUTTI GLI HOROLOGI STABILI, E MOBILI AD OGNI CLIMA, & USO DEL MONDO, PER NUOVI & BREVI COMPUTI ASTRONOMICI; PER VIA GEOMETRICA; & E ANCO PRATICA, CON INSTROMENTI ECCELLENTISSIMI. ET NEL TRATTATO QUARTO, BELLE E NUOVE FORME DE HOROLOGI PORTATILI DIURNI, E NOTTURNI, DELL’AUTORE SCOLPITE IN RAME PER IL CLIMA DI VERONA, ET LOMBARDIA, ET COMPUTATE LE TAVOLE PER L’USO DI TUTTA ITALIA. ET NEL FIN DELL’OPERA LA DUPLICAZIONE , DIMIDIATIONE, E TRASMUTAZIONE DEL CORPO CUBO, ET SFERICO, PALLE, E BOCCHE DI ARTIGLIERIA, ET DIPENDENTI DA LORO.

BRUNI Teofilo (1595-1638) Legatura coeva in piena pergamena rigida, dorso a quattro nervi rilevati, scatola moderna di contenimento. Breve nota manoscritta al recto del foglio di guardia anteriore. 24 pagine non numerate, compreso il frontespizio con titolo, fregio tipografico e antica nota di possesso di Giacomo Lodi; 63 pagine numerate (mancano le pagine da 11 a 14 comprese); 55-(1b)-54 (in realtà 48 perché le tavole doppie fuori testo sono numerate come doppie pagine)- 60-(8) pagine numerate. All’interno del Trattato Terzo, 3 tavole incise a silografia fuori testo e più volte ripiegate raffiguranti diagrammi. Numerose illustrazioni nel testo sia a silografia che in rame, per la maggior parte a carattere astronomico. Rara prima edizione dell’opera principale del frate cappuccino Teofilo Bruni da Verona, uno dei primi grandi trattati di gnomonica del XVII secolo. Il raro testo è volto a permettere la costruzione degli orologi solari a più categorie, quella degli esperti artigiani che si fondavano sul mero calcolo teorico, a coloro i quali si fondavano sul metodo geometrico, a chi utilizzava meramente le tabelle o i soli strumenti in uso, alcuni dei quali inventati dallo stesso Bruni. Cfr. Choix de Olschki, VI,6220: "l’Auteur y donne d’excellents renseignements astronomiqus pour les villes de l’Italie". Esemplare in modeste condizioni oltre che privo, come segnalato, di 4 pagine al Primo Trattato; alcune bruniture e tracce d’uso o sporco; una macchia al bordo inferiore laterale delle ultime 10 pagine.
MONICOMETRO INSTROMENTO DA MISURAR CON LA VISTA STANDO FERMO

MONICOMETRO INSTROMENTO DA MISURAR CON LA VISTA STANDO FERMO, DEL R.P.D. FRANCESCO PIFFERI DAL MONTE S. SAVINO, MONACO CAMALDOLENSE, PROFESSOR DI MATEMATICA NELLO STUDIO DI SIENA.

PIFFERI Francesco (nato nel 1548?) Legatura coeva in pergamena floscia con dorso rifatto; guardia nuova al contropiatto anteriore, mancante quella libera, coeva quella al posteriore del volume. Scatola moderna di contenimento in mezzo marocchino rosso. 67 pagine, mal numerate 76 per errore all’ultima pagina; 1 pagina bianca. Frontespizio con titolo, piccoli fregi tipografici e timbro di possesso "Collection Édouard Berthoumeyrou", ripetuto all’ultima pagina. All’interno, capolettera silografati di cui il primo bello e ampio e numerose illustrazioni silografiche nel testo riferite allo strumento di misurazione descritto e alle sue applicazioni pratiche. PRIMA RARA EDIZIONE dedicata dallo studioso e monaco camaldolese Pifferi a Francesco Maria duca di Urbino. L’autore in questo libretto espone la fabbricazione e l’uso del monicometro, un ingegnoso strumento di sua invenzione che metteva in grado di effettuare misurazioni senza che "bisogni sempre muoversi da luogo à luogo" (c. A2r). Lo studioso Riccardi considera il volume come un primo tentativo di ideare un metro; lo strumento poteva essere usato sia in orizzontale per misurare le distanze planari, che verticalmente, per misurare le altezze. A pagina 8, carta A4v, contenente la "Dichiarazione del nome Monicometro", l’autore spiega l’origine del nome scelto per il suo strumento, "perchè Monicos, in Greco tanto vale Statario; e Metros significa misura; si che tutto insieme resulta misura stataria, ò che stà ferma". Molto scarse le notizie sull’autore, certamente più noto per i suoi studi scientifici che non per l’appartenenza monastica. Esemplare in discrete condizioni, macchie e slabbrature al margine superiore del frontespizio; qualche lieve gora lungo il volume.
CHRISTIPHORI CLAVII BAMBERGENSIS EX SOCIETATE IESU

CHRISTIPHORI CLAVII BAMBERGENSIS EX SOCIETATE IESU, HOROLOGIORUM NOVA DESCRIPTIO.

CLAVIUS Christoph (1537-1612) Legatura moderna in piena pergamena, autore, titolo, data e fregi in oro al dorso. Fogli di guardia originali, entrambi con una nota manoscritta al recto o al verso. 12 pagine non numerate, compreso il frontespizio con titolo, ampio stemma gesuitico e due timbri nobiliari identici con un leone rampante; 240 pagine numerate; all’ultima, sotto al colophon, nota manoscritta di possesso di un certo Hyppoliti. Nel testo, numerose illustrazioni silografiche di diagrammi vari. Prima edizione di questa celebre opera di Clavius, pubblicata in successione al Gnomonices Libri VIII del 1582. Christoph Clavius fu gesuita, matematico e astronomo tedesco, forte contrappositore alle teorie coopernicane, reso celebre in particolare per il suo Commento alla Sfera del Sacrobosco e per il suo contributo alla definizione del calendario gregoriano gesuita. Egli divenne il più autorevole matematico dei gesuiti e tra i più autorevoli del suo tempo, redasse un gran numero di opere a carattere scientifico e astronomico di grande rilievo. Come astronomo segue il modello geocentrico del sistema solare, il modello ortodosso suffragato dall’opera di Claudio Tolomeo, opponendosi al modello eliocentrico proposto da Niccolò Copernico. Esemplare in discrete condizioni, la legatura moderna eseguita non proprio a regola d’arte, gora laterale a praticamente tutto il volume.
VIAGGIO NELL'ARABIA FELICE PER L'OCEANO ORIENTALE

VIAGGIO NELL’ARABIA FELICE PER L’OCEANO ORIENTALE, E LO STRETTO DEL MAR ROSSO, FATTO LA PRIMA VOLTA DA’ FRANCESI NEGLI ANNI 1708. 1709 E 1710. CON LA RELAZIONE PARTICOLARE D’UN VIAGGIO DAL PORTO DI MOKA ALLA CORTE DEL RE D’YEMEN  NELLA SECONDA SPEDIZIONE DEGLI ANNI 1711. 1712. ET 1713. FINALMENTE UNA MEMORIA SPETTANTE L’ALBERO, E FRUTTO DEL CAFFE’, SCRITTA SULLE OSSERVAZIONI DI COLORO, CHE HANNO FATTO QUEST’ULTIMO VIAGGIO: ED UN TRATTATO ISTORICO DELL’ORIGINE, E PROGRESSO DEL CAFFE’ SI’ NELL’ASIA, COME NELL’EUROPA.

LA ROQUE Jean de (1661-1745) Legatura coeva in cartonnage, titolo e data manoscritti al dorso; al contropiatto anteriore, ex-libri nobiliare non identificato. 8 pagine non numerate, compreso il frontespizio con titolo, fregio floreale tipografico e timbro della biblioteca di Camillo Gustavo Galletti di Firenze, celebre letterato e bibliofilo ottocentesco; 297-(7) pagine numerate. All’interno, a pagina 1, 1 mappa ripiegata e incisa fuori testo, disegnata dal cartografo De L’Isle: "Carta del Regno D’Yemen nell’Arabia Felice", (mm 177×250 alla battuta); dopo pagina 202, 1 tavola ripiegata e incisa fuori testo, raffigurante 2 soggetti distinti, uno sulle foglie del caffè e l’altro sulla pianta del caffè, questa firmata da A. Luciani, (mm 325×222, il foglio intero); a volte i due soggetti si trovano inseriti nel volume su fogli separati, quindi singoli; dopo pagina 206, 1 tavola ripiegata e incisa fuori testo, raffigurante un ramo della pianta del caffè, (mm 243×180, alla battuta). PRIMA RARA EDIZIONE ITALIANA, la prima in assoluto a Parigi nel 1715 a cui seguirono numerose traduzioni. Il testo descrive due esplorazioni compiute dai francesi dal 1708 al 1713 in Arabia; il secondo viaggio, dal 1711 al 1713, riguarda esclusivamente la penisola dello Yemen. La descrizione del primo viaggio si fonda sul resoconto del capitano de la Merville, a capo della spedizione; il secondo viaggio si fonda su diverse relazioni che avevano come obiettivo la promozione dei commerci con lo Yemen; in particolare, l’autore, indagò su come i francesi potessero acquistare in qual Paese il caffè, che fino ad allora acquistavano a levante. Così si spiega perchè nel volume vi sia un’ampia sezione dedicata alla descrizione del caffè, della sua pineta, dei fiori e frutti che la compongono. Il testo sul caffè è di notevole importanza perchè è la prima accurata descrizione monografica sulle piantagioni e sul commercio del caffè in Arabia; la descrizione attinge dai resoconti di tre medici francesi che hanno preso parte al secondo viaggio: De la Grelaudière, de Noiers e Barbier. Inoltre, l’autore approfondisce l’argomento, fornendo un’accurata storia del caffè e della sua introduzione in Francia. Pertanto, l’opera viene considerata come il primo trattato accademico sulla bevanda riferito sia all’Oriente che all’Europa. Esemplare in buone condizioni, dagli ampi margini "in barbe", sporadiche fioriture o macchioline; la carta geografica fuori testo con lacerazione richiusa da antica menda.
LE BON USAGE DU THE' DU CAFE' ET DU CHOLAT POUR LA PRESERVATION & POUR LA GUERISON DES MALADIES.

LE BON USAGE DU THE’ DU CAFE’ ET DU CHOLAT POUR LA PRESERVATION & POUR LA GUERISON DES MALADIES.

BLEGNY Nicolas de (1652-1722) Legatura coeva in piena pelle, tracce di usura ai piatti, fenditura alla cerniera del piatto anteriore, ma ancora attaccato, usura al dorso con piccola mancanza al piede. Al contropiatto anteriore, 2 etichette cartacee dal listino di un libraio; al verso della carta di guardia anteriore, antica dedica "Par mon amì L’abbè Berthier le 23 may 1791". Antiporta figurata incisa su rame, raffigurante un personaggio cinese seduto con una tazza in mano con paesaggio retrostante; 22 pagine non numerate, compreso il frontespizio, 358 (i.e. 356 per errori di numerazione) – (4) pagine numerate. All’interno, nel testo, 13 incisioni a piena pagina, la prima identica a quella descritta all’antiporta, raffiguranti le piante del tè, del caffè e del cacao, teiere, caffettiere, tecniche varie per la preparazione della pasta di cacao e gli strumenti del produttore di cioccolato. Di Nicolas de Blegny «personnage curieux qui peut se ranger dans la catégorie des charlatans», questa è la migliore opera. Il testo è suddiviso in quattro parti, di cui le prime tre sono dedicate rispettivamente al tè, al caffè e al cioccolato, mentre la quarta contiene una spiegazione delle figure e un catalogo piuttosto singolare di «marchandises qui sont actuellement dispensées par les artistes du laboratoire royal des Quatre-Nations», come "l’eau d’ognon, le diabotanum, l’orviétan catholique et jusqu’aux bésicles à ressort pour redresser les yeux bigles." PRIMA RARA EDIZIONE, uscita in contemporanea con quella di Lyon, di uno dei primi libri francesi sul tè, caffè e cioccolato. Nicolas de Blegny prima di trascorrere sette anni in prigione tra il 1693 e il 1700, era stato nominato medico reale da Luigi XIV. Dopo la sua liberazione si ritirò a Lione. Dalla seconda metà del XVII secolo, tè, caffè e cioccolata furono consumati dalle élite in Francia e in Europa, dove gradualmente impararono a prepararli, aggiungendo zucchero e latte in particolare. Alle storie di missionari, viaggiatori e mercanti, si aggiungeranno studi e manuali di professionisti e medici, come il nostro Nicolas de Blégny. Il suo testo è una ricca fonte di informazioni sui pezzi usati nel diciassettesimo secolo per il servizio di bevande esotiche. Medico, Nicolas de Blégny si presenta anche come l’inventore di utensili per la preparazione e il servizio di bevande calde. Affrontando il suo lavoro con dipinti, incisioni e oggetti reali, scopriamo che le suppellettili necessarie per la preparazione e il servizio di bevande esotiche usate in Francia durante il regno di Luigi XV appaiono da subito anche se, naturalmente, la loro forma si evolve, con l’uso anche di nuovi termini, come "teiera". Esemplare in discrete condizioni, oltre ai segnalati difetti alla legatura, pagine dal lieve ingiallimento, lieve gora al margine inferiore dalla pagina 239 a 270.
LETTERE CRONOLOGICHE CHE SPIEGANO TUTTO IL TRATTATO DEL CIELO SCRITTE E DEDICATE A SUA ECCELLENZA F. ALVISE PISANI NOBILE VENETO DAL CANONICO CESARE SCANELLI PATRIZIO FORLIVESE. TOMO I-V.

LETTERE CRONOLOGICHE CHE SPIEGANO TUTTO IL TRATTATO DEL CIELO SCRITTE E DEDICATE A SUA ECCELLENZA F. ALVISE PISANI NOBILE VENETO DAL CANONICO CESARE SCANELLI PATRIZIO FORLIVESE. TOMO I-V.

SCANELLI Cesare  (1723-?) Legatura originale in cartoncino marmorizzato sul colore viola; ai dorsi, etichetta cartacea coeva con autore, titolo e numero di tomo manoscritti, altra etichetta cartacea, novecentesca, con numero di collocazione manoscritto. XII, 155; VIII, 164; VIII, 156; VIII, 172; VIII, 184 pagine numerate; 10 tavole a carattere astronomico incise fuori testo e ripiegate. Prima edizione, di questo significativo trattato di astronomia e cosmografia. Redatto da Cesare Scanelli, canonico ed erudito di Forlì, il testo è composto da una serie di cento lettere, le prime dieci vennero edite già nel 1772, sotto il titolo di ”Saggio cosmologico”, e furono redatte in conseguenza di una discussione sulle comete, con particolare riferimento alla cometa apparsa nel 1669. Cfr. The Critical Review (London, 1778, vol. 45, p.391) descrive l’opera come "Cosmological Letters addressed to a Nobleman; and written in an easy, sprightly and sometimes fanciful style." dove espriem sorpesa che "‘Signor Scanelli still considers the Copernican system as a mere hypothesis like Tycho Brahe’s "; Riccardi, II, 430: «.ben esteso trattato di Astronomia e di Cosmografia, che presenta molta utilità per la storia di queste scienze». Esemplare in ottimo stato conservativo, qualche abrasione ai piatti e ai dorsi delle legature; interno fresco e bene impresso, alcuni fogli ancora chiusi, in "barbe".
PROSTASI FISICOMATEMATICA DISCORSO APOLOGETICO D'OTTAVIO FINETTI INTORNO LE GARE LETTERARIE NATE FRA IL SIG. DOTTORE DONATO ROSSETTI PROFESSORE FILOSOFO IN PISA

PROSTASI FISICOMATEMATICA DISCORSO APOLOGETICO D’OTTAVIO FINETTI INTORNO LE GARE LETTERARIE NATE FRA IL SIG. DOTTORE DONATO ROSSETTI PROFESSORE FILOSOFO IN PISA, AUTORE DEL’ANTIGNOME FISICOMATEMATICHE, ET IL SIG. DOTTORE GEMINIANO MONTANARI PROFESSORE MATEMATICO IN BOLOGNA. Unito a: PENSIERI FISICO-MATEMATICI SOPRA ALCUNE EPSRIENZE FATTE IN BOLOGNA NELL’ACCADEMIA FILOSOFICA ERETTA DALL’ILL.MO E R.MO SIG. ABATE CARLO ANTONIO SAMPIERI INTORNO DIVERSI EFFETTI DE’ LIQUIDI IN CANNUCCIE DI VETRO, ET ALTRI VASI. ESPRESSI DAL DOTTOR GEMINIANO MONTANARI MATEMATICO NELLO STUDIO DI BOLOGNA IN UN DISCORSO DA LUI FATTO IN ESSA ACCADEMIA. Unito a: LETTERA DEL DOTTORE GEMINIANO MONTANARI PROFESSORE DELLE SCIENZE MATEMATICHE NELLO STUDIO DI BOLOGNA; SCRITT

MONTANARI Geminiano (1633-1687) Legatura settecentesca in piena pergamena con autore e titolo in oro su tassello al dorso; al contropiatto anteriore, ex-libris nobiliare del "Marchionis Sassae" [Giovanni Domenico Berio, marchese di Salza (d. 1791) e Francesco Maria Berio, marchese di Salza (1765-1820)]; al contropiatto posteriore, ex-libris nobiliare con motto " Comme Je Fus" I volume: 8 pagine non numerate, compresi occhietto e frontespizio; 134-(2) pagine numerate; mancante della tavola fuori testo citata in SBN. II volume: 52-(2) pagine numerate compreso il frontespizio; all’interno, 1 tavola incisa fuori testo e ripiegata, raffigurante strumenti scientifici. III volume (seconda parte del II volume): segue la numerazione del volume precedente, (da 55 a 58, per carta bianca e frontespizio), da 59 a 88 pagine numerate. PRIME EDIZIONI di due opere rilegate in un volume, di cui la seconda suddivisa in due parti. Montanari ha tenuto la cattedra di matematica a Bologna, dove questi lavori sono stati stampati, per quattordici anni. La seconda opera "Pensieri" riferisce dei suoi studi sul comportamento dei liquidi nei tubi capillari, e fu molto ammirata da Huygens "much admired by Huygens for suggesting ‘a similarity of the ascent of water in capillary tubes and that of the sap in plant stems" (DSB IX, p.485). Tuttavia, cominciò a discutere amaramente con Donato Rossetti, lo studente di Borelli e professore all’Università di Pisa, che avanzò l’idea della "viscosità", un principio negato da Galileo, per spiegare il fenomeno della capillarità. Nel suo trattato del 1669, "Prostasi" Montanari usò lo pseudonimo di Ottavio Finetti per rispondere alle aspre critiche al suo lavoro nell’Antignoma di Rossetti. Esemplare in discrete condizioni, lievi fioriture diffuse a tutto il volume; alcuni quintern allentati. Segnalata mancanza della tavola fuori testo al primo volume. 1669-1667-1667
LA GEOMANCE DU' SEIGNEUR CHRISTOFE DE CATTAN

LA GEOMANCE DU’ SEIGNEUR CHRISTOFE DE CATTAN, GENTILHOMME GENEVOIS, LIVRE NON MOINS PLAISANT ET RECREATIF, QUE D’INGEGNEUSE INVENTION, POUR SÇAVOIR TOUTES CHOSES PRESENTES, PASSES, ET À ADVENIR. AVEC LA ROÜE DE PYTHAGORAS. LE TOUT MIS EN LUMIERE PAR GABRIEL DU PREAU; E PAR LUY DEDIÉ  À MONSIEUR NICOT, CONSEILLER DU ROY, ET MAISTRES DES REQUESTES DE L’HOSTEL. REVUE ET CORRIGÉ DEPUIS LA PREMIERE IMPRESSION.

CATTAN Christophe (ca. 1560-1600) Legatura in piena pelle di epoca posteriore, dorso rifatto; tagli rossi. Al contropiatto anteriore, etichetta della "Bibliothèque de Dupy-B.el" e etichetta del libraio Hoepli di Milano; al verso della carta di guardia anteriore, ex-libris con stemma nobiliare non identificato. 145 carte non numerate, compreso il bel frontespizio allegorico che presenta alcune note manoscritte che attestano la provenienza da un collegio gesuitico e con riferimento all’acquisto avvenuto nel 1675, inoltre, si cita che il volume era "proibito"; timbro in alto a destra "Ch. Taupenas", alcune annotazioni manoscritte "Stiene Gente" o S.G. Seguono 2 carte non numerate per la Table du des chapitres. All’interno, numerose illustrazioni silografiche di diagrammi, attribuite al celbere Oronce Finè, tra le quali la celebre Ruota di Pitagora o della fortuna. Numerose postille di antica mano. Seconda edizione, la prima nel 1558 di uno dei trattati più completi di geomanzia. L’autore è interessato all’astrologia come divinazione, ed esamina una ad una le figure composte da pianeti, stelle e costellazioni. L’opera è suddivisa in tre libri e inizia con la spiegazione dei segni zodiacali e l’influenza dei quattro elementi, per poi continuare con la spiegazione del sistema numerologico di Gerardo da Cremona che occupa un lungo capitolo. Descrizione della Ruota della Fortuna o di Pitagora è posta alla fine del libro accompagnata da un’illustrazione. Esemplare in discrete condizioni, oltre ai difetti alla legatura, alcune macchie e ossidazioni lievi quanto diffuse
DE SUMMA DE' SECRETI UNIVERSALI IN OGNI MATERIA. PARTE PRIMA DI DON TIMOTHEO ROSSELLO / LA SECONDA PARTE DE SECRETI UNIVERSALI

DE SUMMA DE’ SECRETI UNIVERSALI IN OGNI MATERIA. PARTE PRIMA DI DON TIMOTHEO ROSSELLO / LA SECONDA PARTE DE SECRETI UNIVERSALI, IN OGNI MATERIA, DI DON TIMOTHEO ROSSELLO.

ROSSELLO Timotheo (sec. XVI, probabile pseudomino) Legatura dell’inizio del XIX secolo in mezza pelle con, al dorso, filetti, autore e titolo in oro su tassello verde; tagli spruzzati. Parte prima: 8 carte non numerate, compreso il frontespizio con titolo e ampia marca tipografica raffigurante la "prudenza"; 152 carte numerate con, al verso dell’ultima, stessa marca del frontespizio. Seconda parte: 8 carte non numerate, compreso il frontespizio con marca identica alle precedenti; 152 carte numerate con, al verso dell’ultima, marca identica alle precedenti. SECONDA EDIZIONE (?), la prima, secondo Wellcome, nel 1561. Ne seguirono diverse altre. L’opera è un trattato importante ed enigmatico di formule alchemiche, farmaceutiche ed erboristiche contenenti ogni rimedio e innovative terapie oltre che a un viatico per mantenersi in buona salute. Vengono descritti ca. 1300 preparati naturali per usi medici, cosmetici, ecc., quali l’acqua "miracolosa" per curare lebbra, olio e sciroppo contro la peste, olio di scorpione, pomata per la sifilide o "mal francese", unguenti per i nervi, dolori alle gambe e cataratta, pillola per stare in buona salute, profumi, acqua per avere i capelli biondi o per rimuovere i capelli, per fare colori, oro lavorato per scrivere, colle, candele che bruciano nell’acqua, per tingere la pelle e per rimuovere le macchie. Inoltre, tra gli argomenti descritti, vi sono le ricette per gli amuleti, gli afrodisiaci e le formule del balsamo per le labbra, i pigmenti per dipingere e per pulire i denti. Oltre ai molti altri trattamenti di bellezza, il secondo libro illustra come preparare "acque speciali" utilizzate per curare una varietà di malattie. Degno di nota è la descrizione dell’autore della sua preparazione con canfora, argento vivo e zolfo per fare una medicina universale. Di particolare interesse è la formula per una miscela di testicoli di quaglia, grandi formiche alate, muschio e ambra per il trattamento della disfunzione erettile. Dell’autore si hanno ben poche notizie, tanto da far propendere che il suo nome sia in realtà uno pseudonimo. Nello stesso anno in cui venne pubblicata l’opera in esame, Isabella Cortese, scrittrice e alchimista italiana, pubblica "I secreti della signora Isabella Cortese", molto simile al testo in esame in tutto e per tutto. Entrambe le opere contengono istruzioni sulla preparazione di articoli pratici come dentifricio, sapone e cosmetici; entrambi contengono le stesse indicazioni sulla "medicina universale"; ed entrambi hanno la stessa sezione sulla disfunzione erettile. Tre personaggi, Bariletto, Curtio Troiano di Navò e Mario Caboga, possono essere collegati a entrambe le opere. Bariletto fu uno stampatore attivo a Venezia; di Navò, suo cognato e descritto come "mercante di libri", ottenne nel 1560 i privilegi richiesti per stampare entrambe le opere; Chaboga, arcidiacono di Ragusa, fu il dedicatario di entrambe le opere. E’ lecito supporre che Rossello fosse uno pseudonimo usato dalla stessa Cortese. Esemplare in modeste condizioni, corto al margine superiore, modeste slabbrature alle prime due carte, forte ossidazione da colatura di inchiostro dalle carte da 31 a 35 della prima parte; lieve ingiallimento alle carte di tutto il volume.
ANTHROPOTOMIE

ANTHROPOTOMIE, OU L’ART DE DISSÉQUER LES MUSCLES, LES LIGAMENS, LES NERFS; & LES VAISSEAUX SANGUINS DU COPRPS HUMAIN; ANQUEL ON A JOINT UNE HISTOIRE SUCCINCTE DE CES VAISSEAUX; AVEC LA MANIERE DE FAIRE LES INJECTIONS; DE PRÉPARER, DE BLANCHIR LES OS ET DE DRESSER LES SQUELETTES. DE PREPARER TOUTES LES DIFFÉRENTES  PARIES ET DE LES CONSERVER PRÉPARÉES, SOIT DANS UNE LIQUEUR PROPRE À CET EFFET, SOIT EN LES FAISANT FÉCHER; CELLE D’OUVRIR ET D’EMBAUMER LES CADAVRES. ON Y DONNE AUSSI LA DESCRIPTION DES MATIERES PROPRES À CHACUNE DE CES PRÉPARATIONS, ET LA FIGURE DES INSTRUMENS. TOME PREMIERE e TOME SECOND.

TARIN Pierre (1725?-1761) Legatura coeva in piena pergamena rigida; al dorso, titolo e numero di tomo in oro su doppio tassello marrone e beige; tagli rossi. Ai contropiatti anteriori, ex-libris di "Caroli Eq. Rizzi". I volume: 8 pagine non numerate, compresi occhietto e frontespizio; 354-(6) pagine numerate; 4 tavole incise fuori testo e più volte ripiegate. II volume: 4 pagine non numerate, compresi occhietto e frontespizio; 332-(4) pagine numerate. PRIMA EDIZIONE. Rara opera sulla dissezione dei muscoli, dei legamenti, dei vasi sanguigni e con un interessante capitolo sull’imbalsamazione dei cadaveri. Apparve una seconda edizione nel 1765, ma sotto il nome di Jean Joseph Sue (1710-1792). Pierre Tarin fu un medico anatomista a fisiologo francese, nonché scrittore e traduttore, tra i principali collaboratori nella stesura dell’Encyclopédie per quanto riguardò l’anatomia e la chirurgia. Fu autore di un buon numero di apprezzate pubblicazioni. Esemplare in buone condizioni, legatura perfettamente conservata; fioriture sparse ai due volumi, in particolare al secondo; le 4 tavole fuori testo al primo volume, leggermente ossidate.
L'ANNO RIFORMATO

L’ANNO RIFORMATO, DOVE CON FACILE METODO, & INDICIBILE, MA LUCIDA BREVITA’, PUO’ CIASCUNO FACILISSIMAMENTE IMPARARE TUTTO QUELLO, CHE PIU’ E’ UTILE, E NECESSARIO, SI’ D’INTORNO LE COSE DEL MONDO CELESTE, & ELEMENTARE, COME D’INTORNO QUELLE DE’ TEMPI , & DEL CALENDARIO.

DOGLIONI Giovanni Niccolò (1548-1629) Legatura di epoca secentesca in piena pelle bazzana con tracce di fregio in oro al piatto anteriore, dorso a 3 nervi rilevati con etichetta cartacea con titolo manoscritto; tagli spruzzati di blu e giallo; guardie dell’epoca della legatura. Al contropiatto anteriore, delle somme a penna. 1 carta bianca; 8 carte non numerate, compreso il frontespizio con titolo e ampia marca silografata; 98 carte numerate; 1 tavola incisa a silografia e ripiegata fuori testo; all’interno, numerosi diagrammi e figure silografati nel testo, tra cui testatine illustrate dedicate a ogni mese dell’anno del calendario descritto. Un’annotazione manoscritta a una carta, alcune chiose a matita rossa a poche carte. PRIMA EDIZIONE, in quest’altro libro Doglioni offre diverse pagine dedicate alla gnomonica, nel libro II dove tratta ?dei Tempi?, insegna come trovare la linea meridiana, gli orologi murali e le ore planetarie, ma aggiunge anche come fare gli orologi solari su cilindri, o colonnetta e su tavolette e, molto più importante, descrive un orologio solare che dice essere di sua invenzione. L’autore, Doglioni, fu uno storico ed erudito veneziano, bellunese di origine, che produsse una quantità di testi a carattere storico e divulgativo, nello spirito del tempo. Esemplare in buone condizioni; la lettera D del cognome dell’autore al frontespizio con correzioni a penna e a matita; una modesta gora all’interno e una macchiolina all’angolo superiore esterno delle prime carte; una modesta gora al margine superiore da metà volume in avanti. un solo giorno, secondo i punti astronomici stessi, secondo gli anni e i meridiani di osservazione". Esemplare in buone condizioni, traforatura di tarlo otturata al frontespizio, non lede il testo
DELLA FABRICA

DELLA FABRICA, ET USO DI UN NOVO STROMENTO FATTO IN QUATTRO MANIERE PER FARE GLI HOROLOGI SOLARI AD OGNI LATITUDINE. Unito a: DELLA FABRICA ET USO DEL NOVO HOROLOGIO UNIVERSALE AD OGNI LATITUDINE.

GALLUCCI Giovanni Paolo (1538-c.1621). Legatura coeva in piena pergamena con tracce di lacci deperditi; guardie sostituite. Primo volume: 1 carta bianca; 4 carte non numerate, compreso il frontespizio con titolo marca tipografica silografata, pagine di dedica a Thomaso Della Vecchia; 36 carte numerate. All’interno, numerose incisioni silografiche nel testo, raffiguranti diagrammi e orologi solari. Secondo volume: 4 carte non numerate, compreso il frontespizio con titolo e marca tipografica silografata, pagine di dedica a Papa Sisto V; 28 carte numerate; 1 carta bianca finale; all’interno, numerose incisioni silografiche raffiguranti diagrammi, orologi solari e volvelle, di cui 3 con una parte mobile (carte 6r, 9r e 10v), una volvella a piena pagina alla carta 16r, priva della probabile parte mobile e con nomi dei segni zodiacali manoscritti; al verso dall’ultima carta, nota di possesso manoscritta; nota manoscritta al verso dell’ultima carta, bianca. PRIMA EDIZIONE PER ENTRAMBI I VOLUMI. Cfr. Antonio Fappani, Enciclopedia Bresciana, "Erudito, letterato e poligrafo. Il 21 maggio 1564 fu con Giuseppe Voltolina uno dei 19 fondatori dell’Accademia degli Unanimi di Salò col nome di Tollerante e aveva come impresa una torre sul mare in tempesta e per motto il catulliano "perfer et obdura". Visse molto tempo a Venezia e il 21 giugno 1593 sarebbe stato tra i nove fondatori della seconda Accademia veneziana. Fu ai suoi tempi celebre matematico ed astronomo. Fu anche ottimo conoscitore del latino e dello spagnolo ma, soprattutto, si occupò di matematica, di astrologia, di cosmografia. Si dedicò anche a fabbricare orologi solari. Scrisse anche poesie latine. Diede al tramontante sistema tolemaico un contributo librario elegantissimo con il "Theatrum mundi" e uno "Speculum Uranicum" con figure molto belle, riproducenti anche figure girevoli che riproducono posizioni della luna e del sole con apparizione delle fasi della luna, come sono nell’orologio di piazza della Loggia. Nel "De fabrica et usu novi Horologi." ci ha lasciato tabelle buone ancor oggi e posizioni valide fino al 2000". Cfr. Treccani, "Nel 1590 pubblicò (Venetia, G. Perchacino) due trattati: il primo, intitolato Della fabrica et uso del novo horologio universale, è ancora dedicato a Sisto V, che gli aveva fatto sapere di apprezzare le sue opere, ed è seguito da Della fabrica et uso di un novo stromento fatto per fare gli orologi solari. Nel 1593 vide la luce un volume di grande formato e con uno splendido frontespizio, lo Speculum Uranicum (ibid., D. Zenari), nella cui dedica al cardinale Francesco Mauroceno il G. ancora una volta tesseva l’elogio delle scienze celesti. Tre anni dopo il G. dette alle stampe la Nova fabricandi horaria mobilia et permanentia? ratio (ibid., G. Perchacino), preceduta da una dedica a magistrati della sua città natale, Salò, nella quale esprimeva tutta la propria gratitudine per la patria e rievocava alcuni momenti della propria vita. Emigrato da molti anni a Venezia, ritenuta patria comune e centro del sapere, non aveva più avuto modo di soggiornare nella città d’origine per insegnare quanto aveva appreso con lunghi studi e fatiche. Ma adesso che aveva raggiunto una vasta fama in Italia e presso le altre nazioni, rendendo illustre il proprio nome e quello della città natale, era orgoglioso, "pene ovans ac victor", di riportare in patria i trofei della gloria conseguita.". Esemplare in discrete condizioni, irrigidimento da collatura del piatto anteriore, la carta bianca iniziale incollata lungo il margine interno a quella di guardia; qualche sporadica fioritura, una lieve gora alla parte inferiore del margine esterno lungo buona parte del volume.Early vellum, manuscript title on spine (spine repaired, covers crinkled, new endpapers, tieslacking). (I): (4), 36. woodcut device on title, woodcut figures, several full-page, volvelle on A4recto. (II): (4), 28. Title with woodcut arms of Sixtus V, woodcut figures including volvelles on b2r, c1r, and c2v. FIRST EDITION. The ‘Novo horolo.
THEODOSII DE SPHERICIS LIBRI TRES

THEODOSII DE SPHERICIS LIBRI TRES, A IOANNE VOGELIN HAILPRONNENSI, ASTRONOMIAE IN VIENNENSI GYMNASIO, ORDINARIO PROFESSORE, CIUILISQUAE COLLEGII COLLEGA, RESTITUTI, & SCHOLIIS NON IMPROBANDIS ILLUSTRATI.

THEODOSIUS di TRIPOLI o di BYTHINIA (160 -100 ? a.C) Legatura moderna in cartoncino antico, le guardie ai contropiatti con ritaglio da testo antico, nuove quelle bianche. 52 carte non numerate, compreso il bel frontespizio con titolo e ampia illustrazione a silografia che raffigura il traduttore dell’opera nell’atto di presentarla, sormontata da una sfera armillare, all’Arciduca Ferdinado, re di Boemia; alcune note manoscritte, tracce di lievi abrasioni e piccoli restauri ben eseguiti. All’interno, un bel capolettera e numerosi diagrammi incisi nel testo. PRIMA EDIZIONE SEPARATA, MOLTO RARA, solo due copie in asta negli ultimi 40 anni: Swann Galleries 10 May 1979, lot 205, resold by Christie’s New York, 14 June 20016, lot 403; and the Honeyman copy, Sotheby’s London, 19 May 1981 lot 2971. Il testo di Teodosio fu scritto durante il I secolo a.C.; l’autore era un matematico e astronomo che viveva a Tripoli, il Libano dei giorni nostri. Il libro apparve in precedenza nel compendio "Sphaera" pubblicato a Venezia nel 1518. In questi tre libri diede una spiegazione logicamente strutturata alle proprietà di cerchi e archi che giacevano sulla superficie di una sfera, disponendo una serie di proposizioni che divennero il fondamento teorico dell’astronomia. Cfr. EEBO TCPI, "Theodosius in his booke De Sphericis (a booke very necessa?ry for all those which will see the groundes and principles of Geometrie and Astronomie, which also I haue translated into our vulgare tounge, ready to the presse) defineth a Sphere after thys maner: A Sphere is a solide or body contained vnder one superficies, in the midle wherof there is a point, from which all lines drawen to the circumference are equall. This definition of Theodosius is more essentiall and naturall, then is the other geuen by Euclide. The other did not so much declare the inward nature and substance of a Sphere, as it shewed the industry and knowledge of the producing of a Sphere, and therfore is a causall definition geuen by the cause efficient, or rather a description then a definition. But this definition is very essentiall, declaring the nature and substance of a Sphere. As if a circle should be thus defined, as it well may: A circle is the passage or mouing of a line from a point till it returne to the same point againe it is a causall definition, shewing the efficient cause wherof a circle is produced, namely, of the motion of a line. And it is a very good description fully shewing what a circle is. Such like description is the definition of a Sphere geuen of Euclides by the motion of a semicircle. But when a circle is defined to be a plaine superficies, in the middest wherof is a point, from which all lines drawen to the circumference therof, are equall: this definition is essentiall and formall, and declareth the very nature of a circle. And into this definition of a circle, is correspondent the definition of a Sphere geue? by Theodosius, saying: that it is a solide of body, in the middest, whereof there is a point, from which all the lines drawen to the circumference are equall. So see you the affinitie betwene a circle and a Sphere. For what a circle is in a plaine, that is a Sphere in a Solide. The fulnes and content of a circle is described by the motion of a line moued about: but the circumference therof, which is the limite and border thereof, is described of the end and point of the same line moved about. So the fulnes, content, and body of a Sphere or Globe is described of a semicircle moved about. But the Sphericall superficies, which is the limite and border of a Sphere, is described of the circumference of the same semicircle moved about. And this is the superficies ment in the definition, when it is sayd, that it is contained under one superficies, which superficies is called of Iohannes de Sacro Busco & others, the circumference of the Sphere.". Esemplare complessivamente in buone condizioni, evidenti macchie di antiche muffe al piatto posteriore, leggermente slabbrato al margine inferiore; interno fresco.
L'USAGE DU COMPAS DE PROPORTION. PAR D. HENRION

L’USAGE DU COMPAS DE PROPORTION. PAR D. HENRION, PROFESSEUR ÉS MATHEMATIQUES. NUOUVELLE EDITION, REUEÜE, CORRIGÉE, ET DE BEAUCOUP AUGEMENTÉE.

HENRION  Didier (ca. 1580-ca. 1640) Legatura coeva in piena pelle avana con duplice cornice di doppio filetto con congiunzioni in diagonale e roselline agli angoli in oro; dorso rimontato da restauro con autore e titolo in oro longitudinalmente; al piatto anteriore, traccia di un cerchio segnato da punta di compasso. Al contropiatto anteriore e al recto del foglio di guardia, note manoscritte, un disegnino di un volto femminile capovolto al recto. 1 carta bianca; 8 pagine non numerate, compreso il frontespizio con titolo e bel mappamondo inciso, nota manoscritta di possesso "J. Flamieng"; 1 tavola incisa fuori testo e più volte ripiegata, raffigurante una doppia rappresentazione del compasso; 138 (i.e 136 per errore di numerazione finale) pagine numerate. All’interno, numerose illustrazioni nel testo, alcune a piena pagina; 3 carte bianche finali. Seconda o più probabilmente terza edizione, la prima pubblicata nel 1618. Henrion pubblicò il suo primo lavoro nel 1613, un corso di matematica elementare per l’uso della nobiltà. "Henrion was greatly interested in mathematical instruments, especially in the proportional divider, the invention on which he attributed to Jacques Alleaume, who had constructed several copies of it in Paris " (DSB). [Henrion era molto interessato agli strumenti matematici, specialmente nel divisore proporzionale, l’invenzione che egli ha attribuito a Jacques Alleaume, che ne aveva costruito diversi esemplari a Parigi" (DSB)]. Esemplare in discrete condizioni, lievi tracce d’uso alla legatura; leggermente corto al margine superiore, in particolare al frontespizio dove il titolo è a filio; traforatura di tarlo all’angolo superiore esterno delle prime 40 pagine, non lede il testo.
EXACTISSIMAE SECUNDORUM MOBILIUM TABULAE IUXTA TYCHONIS BRAHE

EXACTISSIMAE SECUNDORUM MOBILIUM TABULAE IUXTA TYCHONIS BRAHE, & AUCTORIS MIXTAS HYPOTHESES, ACCURATASQUE A COELO DEDUCTAS, & EX OTA EUROPA UNDIQUE SUMPTAS NOVITER OBSERVATIONES. Unito a: PANDOSION SPHAERICUM. IN QUO SINGULA IN ELEMENTARIBUS REGIONIBUS, ATQUE AETHEREA, MATHEMATICE’ PERTRACTANTUR.

ARGOLI Andrea (1570-1657) Legatura coeva in piena pelle con dorso abilmente rifatto nel secolo scorso con 5 nervi rilevati, autore e titolo in oro su tassello rosso; carte di guardia mancanti; tagli policromi spruzzati. Al contropiatto nateriore, foglietto di carta incollato con note manoscritte, attestante la provenienza dalla biblioteca del Dr. Walter Pagel, vendita della sua biblioteca da Sotheby’s 7 February 1984, lot 19. I volume, "Exactissimae .Tabulae.": 12 pagine non numerate, compreso il frontespizio con titolo e bella marca tipografica a silografia; 338 pagine numerate; 1 carta bianca. II volume, "Pandosion Spahericum": 28 pagine non numerate, compresi occhietto, frontespizio con titolo e marca tipografica, a pagina 28, bel ritratto inciso raffigurante l’autore a mezzobusto all’interno di edicola; 354 pagine numerate; 1 tavola incisa fuori testo su rame e ripiegata, posizionata dopo pag. 228 e raffigurante due rappresentazioni lunari; all’interno, numerose illustrazioni e diagrammi incisi su rame o a silografia. Insieme di due rare opere in prima edizione di Andrea Argoli. La prima opera è una delle sue ampie effemeridi astronomiche, basata sulle osservazioni di Tycho Brahe. Il secondo lavoro è noto per la sua bella incisione sulla luna, così come un capitolo (41) sulla teoria di Harvey sulla circolazione del sangue, senza tuttavia mai menzionare Harvey. Dal 1622 al 1627 Argoli ha detenuto la cattedra di matematica alla Sapienza di Roma; le testimonianze suggeriscono che perse questo incarico a causa del suo entusiasmo per l’astrologia. Nel 1632 divenne professore di matematica a Padova, dove trascorse il resto della sua vita. Le estese effemeridi astronomiche di Argoli, basate dapprima sulle Tavole Pruteniche (1620-1640) e più tardi sulle sue stesse tavole (1630-1700), basate sulle osservazioni di Tycho Brahe, gli resero grande fama più delle altre sue opere scientifiche. Nell’Astronomicorum (1629), Argoli propose il suo sistema geocentrico del mondo: le orbite di Mercurio e Venere sono centrate sul sole ma quelle di Marte, Giove e Saturno sono centrate sulla terra (in contraddizione con l’ipotesi ticonica). Questo schema è essenzialmente uguale a quello di Martianus Capella, con l’aggiunta della rotazione della terra sul proprio asse. Una comunicazione a Galileo di F. Micanzio testimonia che Argoli in seguito progettò una difesa del Dialogi di Galileo; ma se il testo fu mai completato non è sopravvissuto. Esemplare complessivamnete in buone condizioni, sciupature alla legatura; al primo volume: modesta traforatura di tarlo al margine inferiore alle prime due carte con perdita di qualche letterina; piccola traforatura al margine interno dalle pagg. 165 a 187; a pagina 185, piccola lacuna in alto a destra con perdita del numero di pagina; poche carte dal lieve ingiallimento. Secondo volume: ale pagine 15/16 non numerate, modesta differenza di misure del foglio editoriale rispetto agli altri, uniformata mediante antica integrazione di striscia di carta; lacuna di qualche cm allle prime righe delle pagine 3/4 con perdita di qualche letterina; per il resto, fresco e bene impresso.
ANDREA ARGOLI D. MARCI SERENISSIMO  ANNUENTE SENATU EQUITIS

ANDREA ARGOLI D. MARCI SERENISSIMO  ANNUENTE SENATU EQUITIS, MEDICI, PHILOSOPHI, AC IN PATAVINO LYCEO MATHEMATICAS SCIENTIAS PROSITENTIS DE DIEBUS CRITICIS ET DE AEGRORUM DECUBITU LIBRI DUO.

ARGOLI Andrea (1570-1657) Legatura poco più tarda in piena pergamena con titolo manoscritto al dorso; tagli spruzzati di rosso. 32 pagine non numerate, compreso il bel frontespizio figurato con titolo iscritto all’interno di elegante edicola illustrata in cui compaiono i ritratti di Argoli e di Tyco Brahe, iniziali a penna "FvF"; al secondo foglio, due antichi timbri: uno non identificato con lettere puntate in tondo, l’altro per " S.M AD. GRADUS. DE. VITERBIO BIBLIOTH. "; 93 – (1 bianca) pagine numerate; 1 carta bianca; 4 pagine non numerate, compreso il frontespizio del Liber Secundus; 148 pagine numerate. All’interno, numerosi diagrammi astrologici. L’opera, in prima edizione, è un trattato di astrologia medica, nel quale si teorizza la soggezione delle parti interne ed esterne del corpo ai pianeti e ai segni zodiacali, oltre che a trattare gli oroscopi di personalità eccellenti defunte. La prima parte del volume tratta della dottrina dei giorni critici; Thorndike lo descrive come un esempio dell’importanza dell’astrologia nel XVII secolo: "«Having in its early chapters asserted the influence of the stars, Argolus devotes the ninth chapter of the first book to instruction how to predict from one’s nativity the coming train of events of the human body. The tenth considers the subjection of the external and internal parts of the body to the planets and signs of the zodiac, and the diseases which are attributed to particular signs and planets. The eleventh chapter maintains that the outcome of illness may be more rationally and evidently investigated by astrological method than by the medical art; the twelfth instructs how to forecast the nature and time of sickness from those superior causes. The thirteenth deals with the determination of good or ill health from the revolution of the year, and it is only with chapter 14 that we at last come to critical days of which the discussion continues to chapter 21, where the first book ends". La seconda parte, è dedicata ai "malati eccellenti" per i quali si offrono per ciascuno due tabelle, una prima che descrive il loro oroscopo e la seconda la loro posizione astrale al momento della malattia; tra i pontefici Sisto V, Clemente VIII, Paolo V, e ancora Enrico II, Odoardo farnese, Ferdinando Gonzaga, Ranuccio farnese, card. Alessandro Orsini, Scipione Borghese, Federico Borromeo e altri celebri esponenti della nobiltà italiana. Andrea Argoli fu un rinomato matematico, astronomo e medico abruzzese. Studiò all’Università di Napoli medicina, matematica ed astronomia. Nel 1622 ottenne la cattedra di matematica all’Università di Roma. Per la sua passione per l’astrologia fu costretto a trasferirsi a Venezia e nel 1632 fu insignito come cattedratico di matematica all’Università di Padova; per la sua erudizione venne soprannominato l’Euclide dei Marsi. Esemplare in buone condizioni, segni di pieghe alla legatura e alle carte; la seconda parte rifilata al margine superiore con perdita di parte del titolo di testa, a volte integrato anticamente a penna; alla pagina 35 della seconda parte, piccolo strappetto con lacuna anticamente risarcito con rappezzo al verso, non lede il testo.
PARAPHRASE DE L'ASTROLABE

PARAPHRASE DE L’ASTROLABE, CONTENANT LES PRINCIPES DE GEOMETRIE. LA SPHERE. L’ASTROLABE, OU, DECLARATION DES CHOSES CELESTES. LE MIROIR DU MONDE, OU, EXPOSITION DES PARTIES DE LA TERRE.

FOCARD Jacques de Montpellier (sec. XVI) - TOURNES Jean de (1504-1564) - SALOMON Bernard (sec. XVI)] Legatura di epoca settecentesca in piena pelle spugnata con titolo e fregi in oro al dorso, tagli rossi; al contropiatto anteriore, ex-libris "Bibliotheque de M. Hyp.te Renard". 16 pagine non numerate, compreso il frontespizio con titolo, bella marca tipografica incisa, alcune note manoscritte e disegnini; al verso, stemma araldico a silografia. 187-(1bianca) pagine numerate; mancanza degli ultimi due fogli fuori numerazione contenenti volvelle. All’interno, numerose illustrazioni nel testo, alcune attribuibili allo stile di Bernard Solomon (NUC Pre-1956). Prima rara edizione, a cui ne seguì una seconda nel 1555 curata da Bassantin. Le referenze usuali indicano per questo raro testo "beautifully achieved" (D.B. Updike, Printing Types, p. 199), la presenza delle sole 187 pagine numerate, o annotano l’assenza degli ultimi due fogli con volvelle. Il pregevole testo tratta dell’astrolabio, l’antico strumento astronomico che permette di localizzare e calcolare la posizione dei corpi celesti; l’opera è molto interessante anche per la piccola mappa del mondo a pagina 34, in cui compare l’America che viene poi ben descritta a pagina 155: "Telle est la description des parties du monde, selon le très excellent Ptolomée, et les autres anciens Geographes: depuis lesquels ne c’est gueres trouvé terre, dicte continens, tant deça, que dela l?equinoctial, excepté une appellée Amerique, de la quelle ne sommes encores bien asseurés: d’Isles plusieurs, lesquelles je tais à cause de briefveté. L’Amerique (laquelle est appellée l’Ameque) te descriray succinctement, suyvant la metode de Ptolomée, n’ayant egard à tous ceulx qui ont navigé, et pour le jourd’huy navigent à intention seulement de traffiquer, ou gaigner, et d’icelle parlent obscurement, tellement qu’il fault presque deviner ce que par leurs songes veulent dire Curiosomente, l’autore continua ad affermare che l’America si trova all’Occidente e al Sud dell’Europa, che gli americani equinoziali sono cannibali e che il Brasile è sul tropico del Capricorno. Verso il Polo Antartico la gente è gigante (un riferimento precoce ai Patagoni), e all’estremo ovest sono cannibali. Quella parte è chiamata Perù, salvo verso nord, dove è chiamata Parias, adiacente a Dariana (Darien o Panama). Esemplare in modeste condizioni; piccola apertura alla cerniera anteriore e qualche spellatura alla legatura; sporco e lacune al frontespizio risarcite da fettucce laterali incollate al verso, non ledono il testo; sempre al verso, parti dello stemma araldico ricoperte da antica velina a ricucire strappetti; piccole lacune alle due carte successive risarcite da vecchie integrazioni; lieve gora ma presente lungo tutto il volume.
CALENDARIUM ECCLESIASTICUM NOVUM

CALENDARIUM ECCLESIASTICUM NOVUM, EX SACRIS LITERIS, PROBATISQUE SANCTORUM PATRUM SYNODIS EXCERPTUM, IUXTA OMNIPOTENTIS DEI MANDATA IN VETERI TESTAMENTO MOSI DATA.

GAURICO Luca (1475-1558) Legatura moderna in piena pergamena con, al dorso, filetti a secco, titolo e data manoscritti a penna; tracce di titolo manoscritto al taglio inferiore; guardie recenti di carta antica. 4 carte non numerate (di cui 2 pagine sono bianche), compreso il frontespizio con titolo e marca tipografica a silografia; piccola integrazione con velatura in basso in luogo delle ultime lettere, deperdite con il nome dell’editore; 135 carte numerate (l’ultima senza numerazione); 1 carta bianca. Diversi errori di numerazione. All’interno, numerosi capolettera abitati e diversi diagrammi illustrati. Il volume è opera di Luca Gaurico, rinomato medico, matematico, filosofo, astronomo e astrologo, non che vescovo di Civita Ducale per qualche anno. Autore di numerosi calendari profetico-astrologici, decaduto dalla nomina a vescovo continuò il suo errabondare quale oroscopante. Curò la riedizione di diverse opere importanti di astronomia quali L’Almagesto di Tolomeo, le Tavole Alfonsine di medievale memoria e pubblicò molti testi astrologici di cui fu l’autore. Il volume in oggetto si apre con gli indici e alcune composizioni poetiche encomiastiche, seguite da una lettera a papa Paolo III dai contenuti astrologici e teologici. Nella prima parte dell’opera, l’autore torna a proporre dei calcoli calendaristici già pubblicati, il resto dell’opera, che è la maggior parte, riguarda calcoli calendaristici afferenti alla Pasqua e altre feste mobili descritte nell’arco di duemila anni. Esemplare in buone condizioni complessive, fatto salvo che per il difetto dichiarato al frontespizio e un angolino inferiore integrato alla carta 134, integrazione e velatura più estesa alla carta 135, l’ultima, e alla carta bianca a seguire; interno molto fresco.
DISCORSO SOPRA LA FABRICA. E USO DELLE NUOVE VERGHE ASTRONOMICHE DI ANTONIO LUPICINI

DISCORSO SOPRA LA FABRICA. E USO DELLE NUOVE VERGHE ASTRONOMICHE DI ANTONIO LUPICINI, AL SERENISSIMO ARCIDUCA ERNESTO.

LUPICINI Antonio (1530?-1598) Copertina in pergamena coeva flosia priva della controfondatura di cartoncino, slabbrature e piccole mancanze; al contropiatto anteriore, ex-libris "Trinity College, Cambridge " con timbro di duplum. 53 pagine numerate, compreso il frontespizio con titolo e ampia marca silografica; 3 pagine non numerate compresa 1 carta bianca finale, mutila alla parte inferiore e con un disegnino a penna al verso. All’ultima pagina di testo, dati tipografici e ampia marca tipografica identica a quella del frontespizio; all’interno, 16 illustrazioni silografiche nel testo, delle quali 7 a piena pagina, raffigurano diagrammi, strumenti e scene di misurazione. PRIMA RARA E UNICA EDIZIONE di questo trattato sulla costruzione e l’uso delle nuove verghe astronomiche, dove vengono descritte le operazioni di uno strumento inventato da Lupicini stesso: le verghe potevano essere usate come archipendolo, squadra dei bombardieri, quadrante per la misurazione delle grandezze, squadra zoppa e nel rilevamento topografico; è descritta anche una bussola magnetica e se ne discute dell’applicazione alla balistica e alla cartografia. Lupicini fu un ingegnere militare coinvolto nel 1552 negli assedi di Montalcino e Monticchiello e, quale ingegnere idraulico, partecipò a dei lavori nella città di Venezia. Esemplare in modeste condizioni, segnalata fragilità della copertura in pergamena, leggermente allentato, tracce di sporco e fioriture lungo il volume; angolo inferiore esterno rosicchiato alle prime carte.
TRATTATO DELLA SFERA

TRATTATO DELLA SFERA, ED INTRODUZIONE ALLA NAVIGAZIONE PER USO DE’ PILOTI DI GIOVANNI PAGNINI PROFESSORE D’IDROGRAFIA IN MALTA NEL SERVIGIO DELLA SACRA RELIGIONE GEROSOLIMITANA.

PAGNINI Giovanni (matematico del XVIII secolo) Legatura coeva in cartonnage con manoscritti al piatto anteriore "Sfera 1750"; autore e titolo manoscritti al dorso; carte di guardia ai contropiatti sostituite. 1 carta bianca; XII pagine numerate, compreso il frontespizio; 240 pagine numerate; 27 tavole incise e ripiegate fuori testo, l’ultima reca la firma di Filosi; 1 carta bianca. PRIMA RARA ED UNICA EDIZIONE di questo trattato di nautica astronomica e matematica, definito da Riccardi come uno dei migliori del suo tempo. Attingendo alle principali conoscenze dell’astronomia, della matematica e della trigonometria, l’autore nel testo insegna "diverse strade" che può percorrere una nave in navigazione, "per qualsivoglia vento", la "costruzione ed uso delle carte da navigare, piane e ridotte", come tenere il diario di bordo, e le "maniera di disegnare in un foglio la figura di una rada, porto, spiaggia.". Le belle tavole finali raffigurano sfere celesti, eclittiche, il sistema solare, rose dei venti e bussole. Dell’autore, Giovanni Pagnini, si hanno scarne notizie, lucchese di famiglia ma nativo di Malta fu docente di idrografia presso l’Ordine dei Cavalieri di Malta. Cfr. Respicite Astra: A Historic Journey in Astronomy through Books, "Giovanni Pagnini was born in Lucca, Italy but considered himself as a naturalized Maltese. He taught navigation at the Order’s nautical school established in Malta in the mid-18th Century. Pagnini describes himself as professor of Hydrography in Malta at the service of the Order of St John. His work is divided into two parts: one on astronomy for use in navigation and the other on the practice of piloting and navigation. This book was probably compiled from the notes Pagnini used for teaching navigation. In this book Pagnini describes four models of the universe: Ptolemy’s geocentric model; Copernicus? heliocentric model; Tycho Brahe’s model with the stationary Earth at the centre, the Moon and the Sun orbiting the Earth, while the planets orbit the Sun; and what he calls a Semi-Copernican model which is similar to the Tychonian model but with the Earth rotating on its axis every 24 hours. He then explains why he prefers the Semi-Copernican model. Pagnini then discusses briefly the orbit of the Sun, the Moon, the planets and their moons, the constellations, and stars down to magnitude 6 and nebulous stars. Pagnini then explains the use of the compass and its correction to find true North, clocks and other instruments needed to determine the latitude and longitude of places during navigation. The contents show the good standard of the astronomy taught to students of navigation in mid-18th Century Malta". Esemplare in buone condizioni, in "barbe"; fioriture al frontespizio e sporadiche lungo il volume; una lieve gora laterale da pagina 29 a 90; altra lieve gora al margine inferiore da pagina 79 a 170 in attenuazione; qualche traccia di sporco qua e là.
DESCRIZIONE DEGL'INSTRUMENTI

DESCRIZIONE DEGL’INSTRUMENTI, DELLE MACCHINE, E DELLE SUPPELLETTILI RACCOLTE AD USO CHIRURGICO E MEDICO DAL P. DON IPPOLITO RONDINELLI FERRARESE MONACO CASINESE IN S. VITALE DI RAVENNA. OPERA DI DON MAURO SOLDO BRESCIANO LETTORE NEL DETTO MUNISTERO ALL’ILLUSTRISSIMO E REVERENDISSIMO MONSIGNORE NICCOLO’ DE’ CONTI ODDI ARCIVESCOVO DI RAVENNA E PRINCIPE ASSISTENTE AL SOLIO PONTIFICIO EC.

SOLDI Mauro (?-1798) - RONDINELLI Ippolito (secolo XVIII) Legatura moderna con cartone antico da reimpiego, guardie nuove. XX pagine numerate preliminari, compresi occhietto e frontespizio con titolo e ampia vignetta incisa, timbro della Biblioteca Quiriniana; tra l’occhietto e il frontespizio, 1 tavola incisa fuori testo e ripiegata, dalle dimensioni di mm 385×287 alla parte incisa, raffigurante "Pianta ed elevazione dei due spaccati del museo.", al verso, timbro in duplum della Biblioteca Quiriniana Brescia; ampia scena di putti alla pagina XIV; seguono 119-(1b.) pagine numerate, al fondo della pagina bianca, ripetizione del timbro al frontespizio; LXXI (su 72, manca la tavola n. XXIX con il drago alato in sospensione, qui presente in copia fotostatica) tavole numerate, ripiegate fuori testo con la sola parte destra incisa; al verso dell’ultima tavola, timbro della Biblioteca Quiriniana di Brescia con annullo. All’interno, testatine e finalini incisi per ogni capitolo dell’opera. PRIMA RARA ED UNICA EDIZIONE, e unica testimonianza sopravvissuta di questa importante istituzione museale ravennate, fondata nel 1746 dal padre Ippolito Rondinelli, e qui descritta da Mauro Soldi, il quale la definisce "il primo Museo di medicina e chirurgia". Rondinelli, con grande spirito di modernità, trasformò la sua vastissima collezione in un vero e proprio museo medico- chirurgico; alla costituzione del museo collaborò anche il medico ravennate Gaetano Bianchi. Le tavole che arricchiscono notevolmente l’apparato iconografico raffigurano un ampio strumentario chirugico, poltrone e tavoli operatori, scene chirurgiche e tecniche di medicazione; sono illustrazioni diverse e innovative rispetto a qualsiasi altra illustrazione medica del tempo; varie bende sono esposte su busti classici; i diversi strumenti sono in stile rococò nel loro design. Interessante la descrizione dei letti d’ospedale, delle sedie per gli invalidi, dei vari dispositivi ortopedici e di tutto l’apparato del teatro chirurgico, dell’ospedale e della clinica medica. Si può ritenere come la più completa iconografia del tempo sull’argomento. L’opera è divisa in sezioni dedicate a diverse parti del corpo e agli strumenti utilizzati per curarle: la prima parte è dedicata alla testa, con descrizione di trapani e strumenti di cura per le ferite al capo, seguono quelli per gli occhi, il naso, i denti, orecchie e collo. La seconda sezione è dedicata al torace, la terza all’addome e ai genitali, la quarta agli arti e la quinta a vari dispositivi terapeutici, tra cui una macchina da esercizio a forma di drago (qui mancante). Interessante la descrizione dei letti d’ospedale, delle sedie per gli invalidi, dei vari dispositivi ortopedici e di tutto l’apparato del teatro chirurgico, dell’ospedale e della clinica medica. Esemplare in modeste condizioni, da studio. Segnalata mancanza di una tavola, presente facsimilata in un foglio sciolto; la tavola iniziale fuori testo ripiegata per la Pianta ed Elevazione. con lacerazione ricucita con pellicola adesiva; ampia macchia alla parte superiore delle XX+35 pagine iniziali; alle pagine 7/8, presente altra macchia alla parte inferiore; alcune pagine in lieve ingiallimento; diffuse lievi fioriture; fresche le tavole ripiegate al fine del volume, con qualche sporadica fioritura marginale.
MEMORABILIUM UTILIU(M) AC IOCUNDORUM CENTURIAE NOVEM

MEMORABILIUM UTILIU(M) AC IOCUNDORUM CENTURIAE NOVEM, IN APHORISMOS ARCANORUM OMNIS GENERIS LOCUPLETES, PERPULCHRÈ DIGESTAE. AUTORE ANTON. MIZALDO MONLUCIANO, MEDICO.

MIZAULD Antoine (1510-1578) Legatura in reimboitage in pergamena antica con unghie. 1 carta bianca con antiche annotazioni di possesso: Doctoris Bartholomaeus Medici, 1666; altra iscrizione di Francois Berrier, Le Puy-en-Velay con data 1676 sovrapposta a quella precedente. 16 carte non numerate, compreso il frontespizio con titolo e marca tipografica a silografia; 136 carte numerate; mancanza della carta di guardia posteriore. Numerose postille marginali manoscritte. Seconda edizione, pubblicata per la prima volta a Parigi nel 1566, di questa interessante collezione di 900 aforismi medici e scientifici, ristampati più volte nel XVI secolo. Antoine Mizauld, fu discepolo di Oronce Finé che gli insegnò la matematica. Dallo studio della matematica passò a quello della medicina, che lo portò ad esercitare con ottima reputazione ma che non gli impedì di coltivare il suo viscerale amore per le scienze curiose, tanto da occuparsi di materie diverse come l’astronomia e la botanica applicata alla medicina. Scrisse un gran numero di apprezzabili testi. Esemplare in discrete condizioni, legatura irrigidita al piatto anteriore, alcune slabbrature alle prime carte, lieve ingiallimento a tutto il volume, qualche piccola lacuna marginale a poche carte, lieve gora al margine inferiore interno a metà ca. del volume.
LE SETTE SPOSIZIONI DEL S. GIOVANNI PICO DE LA MIRANDOLA INTITOLATE HEPTAPLO

LE SETTE SPOSIZIONI DEL S. GIOVANNI PICO DE LA MIRANDOLA INTITOLATE HEPTAPLO, SOPRA I SEI GIORNI DEL GENESI. TRADOTTE IN LINGUA TOSCANA DA . ANTONIO BUONAGRAZIA CANONICO DI PESCIA. E DA POMPEO DE LA BARBA RACCOLTE IN BREVI SOMME CUN UNA PISTOLA DEL MEDESIMO AL DECANO DI LUCCA CHE E’ L’EPILOGO DI TUTTA L’OPERA.

PICO DELLA MIRANDOLA Giovanni (1463-1494) Legatura del XVIII secolo in piena pergamena rigida con titolo e autore in oro su tassello beige al dorso; guardie sostituite; tagli blu. 158-(2b.) pagine numerate con errori di numerazione, compreso il frontespizio con titolo iscritto entro elegante edicola architettonica manieristica con stemma mediceo e con sottostante vedutina di Firenze, abrasione al margine inferiore, piccola incisione silografica al verso, raffigurante un libro; dati di colophon all’ultima pagina di testo; all’interno, numerosi capolettera silografici e poche chiose manoscritte; testo in volgare elegantemente impaginato; completo dell’ultima carta, bianca, spesso mancante. PRIMA RARA EDIZIONE IN VOLGARE e una delle sole 4 opere stampate a Pescia; la prima edizione in latino risale al 1489. Il testo è un commento sulla Genesi ed è uno dei principali lavori dottrinali di Pico della Mirandola, contiene una teoresi sul mondo con discussione su una divisione gerarchica tripartita del mondo e sul posto dell’uomo al di fuori di esso come collegamento connettivo, un pretesto per interpretare la storia e la natura alla luce della creazione e della redenzione. Il testo echeggia la filosofia di Pico sulla dignità dell’uomo, una preoccupazione primaria per Pico, Ficino e altri studiosi del Rinascimento. Esemplare in discreto stato conservativo, frontespizio con tracce di sporco e gore; piccola lacuna all’angolo inferiore esterno della carta C6, integrata; gore più o meno marcate a tutto il volume; alle ultime 50 pagine, segni di muffa (ferma) al margine inferiore.
PRECETTI DELLA MILITIA MODERNA

PRECETTI DELLA MILITIA MODERNA, TANTO PER MARE QUANTO PER TERRA, TRATTATI DA DIVERSI NOBILISSIM INGNEGNI, ET RACCOLTI CON MOLTA DILIGENZA DAL SIGNOR GIROLAMO RUSCELLI. NE’ QUALI SI CONTIENE TUTTA L’ARTE DEL BOMBARDIERO, ET SI MOSTRA L’ORDINE CHE HA DA TENERE IL MAESTRO DI CAMPO, QUANDO VUOLE ACCAMPARE IL SUO ESSERCITO.

RUSCELLI Girolamo ( 1505-1566) Legatura coeva in pergamena con pergamena coeva con annotazioni manoscritte capovolte al piatto anteriore. 4 carte non numerate, di cui la prima per il frontespizio con titolo e ampia marca della celeberrima casa editrice Sessa; 59-(1b.) carte numerate. All’interno, 28 illustrazioni silografiche delle quali 11 a pagina intera. Terza edizione, la prima nel 1568, di questo autorevole manuale, ispirato a fonti contemporanee, dedicato principalmente all’artiglieria ma anche ai fuochi d’artificio, che in epoca rinascimentale non erano ancora disgiunti. Il Libro Secondo (da pagina 22), tratta la fabbricazione di mine e razzi e le ultime invenzioni tecniche relative alla guerra d’assedio e alle munizioni. Le belle illustrazioni delineano una varietà di fuochi d’artificio, razzi, miniere e compassi, un ostacolo a spillo, un galleggiante e un giubbotto di salvataggio. Nel testo emerge quanto sia ancora considerato affidabile l’uso di lance infuocate, delle palle di fuoco sparate dall’artiglieria. Segue un interessante capitolo sulla medicina militare, sull’uso di droghe nell’esercito e nella marina con particolare riferimento alle pratiche del celebre medico bolognese Leonardo Fioravanti. L’opera venne pubblicata dopo la morte dell’autore a cura di Benedetto de Bolis che la dedicò ad Alessandro Farnese Duca di Parma. Esemplare in buone condizioni e ad ampi margini, qualche sporadica fioritura, ottima l’inchiostratura alle illustrazioni.
DELLA GRANDEZZA DELLA TERRA ET DELL'ACQUA

DELLA GRANDEZZA DELLA TERRA ET DELL’ACQUA, TRATTATO DI M. ALESSANDRO PICCOLOMINI, NUOVAMENTE MANDATO IN LUCE, ALL’ILLUSTR. ET REVER.MO S.RE MONSIG. M. IACOMO COCCO, ARCIVESCOVO DI CORFU’.

PICCOLOMINI Alessandro (1508-(1579) Elegante legatura moderna in stile in piena pelle con ricche impressioni a secco ai piatti e a filetti incrociati al dorso; guardie nuove. 4 carte non numerate compreso il frontespizio con titolo e marca tipografica a silografia; 43 carte numerate; 1 carta non numerata con, al verso stessa marca tipografica del frontespizio; segnatura *4 A-L4. All’interno, numerosi capolettera e alcuni diagrammi silografati. PRIMA RARA EDIZIONE cui ne seguirono una nel 1561 e un’altra nel 1583. Il testo, a cui fece seguito nello stesso anno il trattato cosmografico e astronomico "Delle theoriche", è dedicato alla geografia e alla cartografia e si occupa della proporzione sul nostro pianeta tra acqua e terra; passando in rassegna gli studiosi antichi di filosofia e geografia, Piccolomini confuta le tesi di Aristotele e Tolomeo secondo i quali l’acqua era più estesa della parte terrestre del pianeta. L’autore, al termine dell’opera scrive "l’acqua non solamente non esser come molti vogliono di gran lunga maggiore in quantità che la terra, ma ne forse punto maggiore, ma più tosto ancora minore? Alessandro Piccolomini nacque a Siena, e fece parte della stessa famiglia di papa Pio II, Enea Silvio Piccolomini. Fu ecclesiastico, prolifico letterato, scienziato, commediografo e poeta; traduttore di Virgilio, Senofonte, Ovidio e soprattutto di Aristotele. Esemplare in ottime condizioni; qualche piccola sporadica fioritura, ampi margini.
THEODOSII RUBEI PRIVERNATIS TABULAE XII AD ELEVATIONEM POLI GRADUUM 42. EX QUIBUS

THEODOSII RUBEI PRIVERNATIS TABULAE XII AD ELEVATIONEM POLI GRADUUM 42. EX QUIBUS, IN SEX PRIMIS, COGNOSCITUR SINGULIS DIEBUS QUANTITAS DIEI, AC NOCTIS, ET UTRIUSQUE CREPUSCULI, TAM MATUTINI, QUAM VESPERTINI: TEMPUS ORUS SOLIS, MERIDIEI, ET MEDIAE NOCTIS, IN HORIS ITALICIS: AC DENIQUE ORTUS, ET OCCASUS SOLIS IN HORIS COMMUNIBUS, SIVE A MERIDIE, ET MEDIA NOCTE. IN SEX VERO POSTERIORIBUSQUOTIDIE EX ALTITUDINE SOLIS HORA DIGNOSCITUR.

ROSSI Teodosio da Piperno (ca. 1565-dopo il 1637 Legatura moderna con pergamena da reimpiego di una pagina di un codice antico; guardie sostituite. 32 pagine numerate, compreso il frontespizio con titolo e diagramma inciso a silografia; all’interno, capolettera, fregi e alcuni diagrammi incisi a silografia. RARA PRIMA EDIZIONE. Il volume concerne lo studio, esplicato in XII tavole, inerente l’alba, il tramonto, la lunghezza del giorno, della notte, etc. alla latitudine del 42° parallelo. Curioso il nome di chi ha sottoscritto nel volume l’attestato che non contiene nulla contro la fede, il maestro di Rossi, il grande matematico e astronomo tedesco Christopher Clavius. Teodosio Rossi di Piperno deve la sua fama soprattutto a una poderosa opera sul calendario, pubblicata a Roma molti anni dopo quella in esame, nel 1637. Esemplare in buone condizioni, alcune delle pagine riferite alle Tabulae, corte al margine laterale esterno; leggera gora alla parte inferiore dalla pagina 24 in avanti.
RATIO PONDERUM LIBRAE ET SIBELLAE: IN QUA QUID È LOTHARII SARSII LIBRA ASTRONOMICA

RATIO PONDERUM LIBRAE ET SIBELLAE: IN QUA QUID È LOTHARII SARSII LIBRA ASTRONOMICA, QUIDQUE È GALILEI GALILEI SIMBELLATORE, DE COMETIS STATUENDUM SIT, COLLATIS UTRIUSQUE RATIONUM MOMENTIS, PHILOSOPHORUM ARBITRIO PROPONITUR. AUCTORE EODEM LOTHARIO SARSIO SIGENSANO

GRASSI Orazio [SARSI Lothario] (1583-1654) - antigalileiana Legatura di epoca successiva in cartone, guardie dell’epoca della legatura; tagli gialli. 4 pagine non numerate, compreso il frontespizio con titolo e ampia marca tipografica incisa e dedica al cardinale Francesco Boncompagni (1592-1641); 1 tavola fuori testo, bianco il recto e incisa al verso, 201-(3b.) pagine numerate. L’ultima carta, bianca e che dovrebbe far parte del volume come Cc4, incollata a quella di guardia; pare essere originale del volume in quanto identica nella vergellatura. PRIMA RARA EDIZIONE, a cui ne seguì una seconda a Napoli l’anno successivo, di questo celeberrimo testo che conclude la serie di pubblicazioni sulla "controversia delle comete", che vide il gesuita savonese Orazio Grassi contrapporsi alla pubblicazione del Saggiatore di Galileo, grandioso testo che fu la replica di Galileo a un’opera precedente sempre di Grassi, il Libra astronomica ac philosophica (Perugia, 1619). Cfr. Museo Galileo, Istituto e Museo di Storia della Scienza, "Nato a Savona nel 1590, Orazio Grassi entrò a diciotto anni nella Compagnia di Gesù, divenendo presto professore di matematica. Il Grassi fu anche architetto, ma la sua fama è legata principalmente alla disputa sulle comete che lo oppose a Galileo. Nel 1618 l’apparizione di tre comete suscitò grande interesse nel mondo scientifico e Grassi fu incaricato dai propri confratelli di tenere una pubblica trattazione presso il Collegio Romano, che fu poi data alle stampe con il titolo “De tribus cometis ”. Sollecitato da più parti Galileo fu invitato a esprimersi su questo fenomeno celeste, che però non aveva potuto osservare a lungo. Lo scienziato pisano affidò a Mario Guiducci le proprie considerazioni e nel 1619 fu dato alle stampe il Discorso delle comete: si innescò così la querelle che porterà alla stesura del Saggiatore. Orazio Grassi, infatti, scrisse una risposta al Discorso, dal titolo Libra astronomica ac philosophica, polemizzando direttamente con Galileo e mettendo da parte Guiducci. Tra le accuse mosse dal gesuita vi era anche quella secondo cui la spiegazione del fenomeno nel Discorso delle comete presupponeva una manifesta adesione al sistema copernicano, appena messo al bando. Galileo rispose alla Libra scrivendo il Saggiatore. Nel 1626 il Grassi pubblicò la “Ratio ponderum librae et simbellae ”. Galileo vi era attaccato non solo in merito alle comete, ma anche sul piano teologico dottrinale per alcune affermazioni sulle qualità primarie e secondarie dei corpi e sulla struttura crepuscolare della materia. Preferì comunque non rispondere, lasciando che il contrasto si affievolisse col tempo. Negli anni dolorosi del processo Orazio Grassi non mostrò acredine nei confronti di Galileo, anche se la polemica che li aveva visti coinvolti aveva senza dubbio contribuito a porlo in cattiva luce presso i Gesuiti”. Esemplare in discrete condizioni, piccola mancanza al piede del dorso e a un angolino del piatto posteriore; frontespizio corto al margine inferiore con l’ultima riga di testo in parte mutilata; diverse pagine corte al margine superiore ma senza intaccare il testo; praticamente tutte le pagine in lieve ossidazione con la presenza di lievi gore al bordo superiore e a quello laterale di molte pagine; rinforzo cartaceo di 1 cm al verso dell’ultima pagina bianca Cc3 a coprire abrasione sottostante. Later boards, yellow edges, new endpapers (spine ends lightly chipped, some small repairs). (4), 201, (3b). Engraved device of Cardinal Boncompagni on title, 1 engraved plate. FIRST EDITION, very rare. An interesting debate regarding the controversy of the comets of 1618 between Grassi (Lothario Sarsio Sigensano) against Galileo and his Saggiatore. Title shaved at bottom margin with some loss, some other leaves a touched shaved, some light waterstaining, occasional light browning and a small burn stain to fore-edge, small repair to verso of Cc3.
ELEMENS D'ASTRONOMIE. PAR M. CASSINI

ELEMENS D’ASTRONOMIE. PAR M. CASSINI, MAÎTRE DES COMPTES. DE L’ACADÉMIE ROYALE DES SCIENCES, ET DE LA SOCIÉTÉ ROYALE DE LONDRES

CASSINI Jacques (1677-1756) Legatura della prima metà del Novecento in piena pelle con bordura a secco ai piatti; autore e titolo in oro su tassello, data in oro al piede; guardie dell’epoca della legatura. XVI pagine numerate, compreso il frontespizio; 14 pagine non numerate; 643-(1 bianca) pagine numerate; 21 tavole incise fuori testo e ripiegate, numerate 1-20 (la 13 è ripetuta nella numerazione). All’interno alcuni diagrammi. Prima edizione, ne seguì una seconda lo stesso anno con alcune correzioni. L’autore dell’opera è stato il famoso astronomo Jacques Cassini, figlio dell’ingegnere e astronomo Giovanni Domenico Cassini (1625-1712). Nella prefazione, il testo viene indicato come il primo trattato di elementi di astronomia scritto in francese. Il libro inizia con le considerazioni circa i cerchi della sfera, i sistemi di tutto il mondo, la rifrazione astronomica e di parallasse; il trattato prosegue con una divisione in 9 parti: la prima tratta le stelle fisse, la seconda del sole e la sua rivoluzione attorno al suo asse, il terzo delle teorie sulla luna, il quarto delle teorie su Saturno, il quinto su Giove, il sesto su Marte, il settimo su Venere, l’ottavo su Mercurio, il nono sui satelliti di Giove e Saturno. "Cassini’s work is vast . [his] principal areas of interest were the study of the planets and their satellites – particularly the inclination of the orbits of the satellites and the structure of Saturn’s ring – the observation and theory of the comets, and the tides"(DSB). Esemplare in discrete condizioni, a fogli ancora chiusi, "in barbe"; cerniera parzialmente richiusa al piatto anteriore; tracce di sporco al bordo esterno del frontespizio e piccolo restauro integrativo all’angolo inferiore esterno dello stesso; sporadiche fioriture o arrossamenti, poche carte interessate da una gora al bordo inferiore.